Succede anche questo paradosso qui a nord-est. Da sempre ricco di questo bene prezioso, questo territorio, che ha subito un' alluvione solo un anno fa, è ora è difronte ad un allarme serio per la ragione opposta: manca l'acqua. Alcuni comuni montani sono già riforniti da autobotti da giorni, le falde acquifere si sono ridotte in maniera preoccupante, i laghi sono a un livello minimo, i boschi bruciano, le pianure hanno il terreno polveroso e l'agricoltura è a rischio. Non piove seriamente da mesi e le nostre montagne vanno in fumo in sequenza preoccupante. Poca neve, poca pioggia. Un guaio serio. Il primo enorme rogo ad Asiago, ieri in Comelico. Diceva il sindaco di San Pietro di Cadore: “difficile che il bosco prenda fuoco da solo, pur in una situazione di secco simile”. E' facile pensare alla mano dell'uomo.
Quale uomo è così folle da non pensare alle disastrose conseguenze di un gesto simile? Ci sono problemi nel rifornimento d'acqua: come lo spegni un rogo, alimentato, nella sfortuna, anche dal vento? Il disastro può avere proporzioni inimmaginabili se non hai mezzi per difenderti. Alberi, animali, uomini: tutti vittime di una leggerezza imperdonabile. Alla fine, chissà se quel “qualcuno responsabile” ha preso coscienza del suo atto ignobile.

