“Il lavoro per unire il paese” recitava uno striscione esposto in piazza oggi a Padova. Si, così dovrebbe essere: il lavoro che unisce il Paese e le famiglie. Ma la realtà è che i nostri giovani intanto scappano all'estero per costruirsi un futuro. Qui non c'è verso, non c'è speranza. Ne siamo testimoni diretti.
Oggi, primo maggio festa dei lavoratori, ho accompagnato mia figlia all' aeroporto. E' partita per lavorare in un paese straniero, rimarrà lontana più di sei mesi, sempre sperando che nel frattempo non ritorni il pericolo della guerra civile appena superato...Per lei, in realtà, nessuna costrizione vera, ma l'accettazione di un'opportunità. Ama da sempre l'idea di viaggiare, vedere posti diversi, conoscere “altri punti di vista”. Per questo ha scelto studi indirizzati in questo senso e uscire dai confini alla fine le è parso stimolante oltre che un progetto concreto.
Il punto, però, è che se avesse deciso di rimanere, come hanno scelto altre sue coetanee diplomate con lo stesso titolo, ora sarebbe probabilmente ancora in giro a distribuire il milionesimo curriculum senza ottenere nulla di fatto, questa è la realtà. Tempi duri, dicono tutti. E intanto il diritto al lavoro è diventato un privilegio più che un diritto.
Buon primo maggio, lavoratori!