E comunque.
" I find television very educational. Every time somebody turns on the TV,
I go into the other room and read a book."
Groucho Marx, US comedian
Ed in alternativa al libro, c'è sempre il pc!
martedì 30 novembre 2010
lunedì 29 novembre 2010
It's not my favorite way to live...
domenica 28 novembre 2010
Frustrazioni
E io che dovrei dire... che dovrei fare? Mi sento impotente... E' una delle sensazioni più frustranti che mai. Diciannove anni, tanti sogni, tante aspettative che pian piano si frantumano contro il muro della realtà. Vorremmo proteggerli i nostri cuccioli, vorremmo proteggerli sempre: contro le delusioni della vita, delle amicizie, del lavoro, dell'amore...Ma non abbiamo il vaccino giusto, non possiamo anestetizzarli contro l'asprezza del vivere.
sabato 27 novembre 2010
Padrone il Vento
"C'è una vela nel cuore di ognuno di noi. Una vela che raccoglie la nostra quotidianità nel mare della vita e che vorremmo spiegare al vento ogni qualvolta sentiamo mancarci il respiro"
Padrone il vento – Fiorella Cappelli
venerdì 26 novembre 2010
Protesta delle facoltà. L'Italia si mobilita.
Contro la riforma Gelmini, in migliaia fra studenti, docenti, ricercatori, si trovano in piazza in questi giorni a protestare contro quello che è considerato da molti lo smembramento, nonché disfacimento dell'Università italiana. Da Nord a Sud la stessa preoccupazione: proteggere quello che è considerato un luogo fondamentale: la culla di cultura su cui preparare la generazione che permetterà al Paese Italia di guardare al futuro. E' giusto pensare a una riforma: certe cattive abitudini clientelari dettate dalla classe dei cosiddetti Baroni vanno eliminate alla radice: sono il cancro dell'Università stessa. Ma, premesso questo, la situazione va attentamente valutata per non condannare buoni e cattivi insieme. Ci sono Facoltà virtuose che, in questo gioco al massacro causato da tagli indiscriminati, sentono l'urgenza di gridare un “NO”. E' giusto e lecito dare voce a chi si sente ingiustamente tradito pur avendo offerto il massimo del proprio onesto impegno. Penso a quei rettori virtuosi che non sanno più che pesci pigliare dovendo subire tagli; che saranno costretti a rispondere picche a quei precari che da anni aspettano un incarico fisso. Poi ci chiediamo perchè non riusciamo a trattenere i nostri”cervelli” che se ne scappano all'estero. Sarebbe bello che potessero scegliere se rimanere o meno, che ci fossero opportunità allettanti qui, nel loro Paese, per cui la scelta di espatriare diventerebbe solo un'opportunità in più per arricchire la propria esperienza invece che obbligo.
“ Non sono sorda alle proteste” dice il ministro Mariastella Gelmini. Vediamo dunque se presterà orecchio a chi ha molto da dire.
giovedì 25 novembre 2010
mercoledì 24 novembre 2010
La solitudine secondo Saramago
"La solitudine non è vivere da soli,
la solitudine è il non essere capaci di fare compagnia a qualcuno
o a qualcosa che sta dentro di noi,
la solitudine non è un albero in mezzo a una pianura dove ci sia solo lui,
è la distanza tra la linfa profonda e la corteccia, tra la foglia e la radice."
Josè Saramago
martedì 23 novembre 2010
Mai dare qualcosa per scontato
In riva al Brenta
Mai dare niente per scontato. Mai fidarsi delle apparenze. Mai. Neanche quando metteresti una mano nel fuoco: potresti bruciartela facilmente, credimi. La buona sorte, la salute, l'amore, la vita, le persone (tutte) sono imprevedibili. E quando meno te l'aspetti, ecco che arriva la sorpresa del mai immaginato.
Ho imparato a mie spese questa lezione da tempo e ne ho fatto un punto fermo.
Prendo la giornata come viene, non mi aspetto nulla dalle persone e non faccio mai piani a lunga scadenza: non serve a nulla farli. In un attimo tutto può cambiare: la regola è che può succedere qualsiasi cosa in ogni istante. Puoi fare affidamento su ciò che non puoi controllare?
lunedì 22 novembre 2010
Gli effetti del Tempo
Glasgow, la casa più vecchia
(...)
"Non potevamo combattere gli effetti del tempo;
il modo in cui ci cambia,
il fatto che ogni anno ci ricopre di un nuovo strato
e che ogni giorno siamo qualcosa di più di ciò che eravamo. (...)"
tratto da Un posto chiamato Qui, di Cecilia Ahern
Una citazione presa dal libro che sto leggendo in questi giorni : Un posto chiamato Qui.
E' la storia di Sandy Short, un'anima perduta alla ricerca di se stessa. Un romanzo che celebra il valore dell'amicizia, l'importanza dei legami famigliari, l'imperativo di amare ed essere amati.
Una lettura leggera, surreale, ma ricca di buoni spunti di riflessione sui sentimenti
domenica 21 novembre 2010
Del mio sabato pomeriggio
Palazzo del Bo, Università
Giornate grigie e piovose come quelle di questi giorni contribuiscono ad appesantire l'animo e alimentare pensieri deprimenti. A cui decido di non cedere però. Così propongo un sabato pomeriggio di struscio in centro storico a Padova. Nelle giornate dal tono basso mi piace circondarmi di persone, vedere e sentire il rumore della vita che scorre. Il punto è che in certi momenti sento il bisogno di conferme ( o forse distrazioni che mi allontanino dal turbine dei miei pensieri). E' una forte necessità quella di sentirsi parte del caos universale.
Mi piace Padova (anche se non tutta la città a dire il vero: ci sono zone oscure che è bene evitare): il nucleo del centro storico è sempre attraente. Lasciamo l'auto nel parcheggio di Prato della Valle, quattro passi in via Roma, l'incontro con qualche musicista di strada, e l'arrivo delle prime gocce di pioggia ci fanno ritirare in un bar. C'è fermento in giro, comunque, nonostante il tempo. La città attrae: è un punto di convergenza di tante realtà. Sotto quei portici, si respira la storia di un lontano passato che affascina. Perciò è ogni volta un piacere ritornarci e godere del tutto.
Oggi piove. Di nuovo.
Il cuore dell'uomo
novembre 2010
la bestia è turbolenta sulla terra,
l'uccello canta per l'aria.
Ma l'uomo ha dentro di sé
e il silenzio del mare
e lo strepito della terra
e la musica dell'aria
Tagore
sabato 20 novembre 2010
Osteria del voto
che non abbiam più patria,
che per sempre la fonte è disseccata
del sangue de' gagliardi
e pur troppo noi siam vili codardi!
Un popol senza forza
non produce più eroi
e ai figli son serbate
le catene che voi pur trascinate,
donne, dal talamo scacciate i vostri
sposi: ai tiranni non mancano schiavi. "
(...)
tratto da Guglielmo Tell, G. Rossini
Offresi, signori, offresi!
Poltrone vacanti a basso costo ( e ad alta resa),
il mercato è aperto, fatevi avanti!
venerdì 19 novembre 2010
Ti auguro Tempo
Ti auguro Tempo
(di Elli Michler)"Non ti auguro un dono qualsiasi,
ti auguro soltanto quello che i più non hanno.
ti auguro tempo, per divertirti e per ridere;
se lo impiegherai bene, potrai ricavarne qualcosa.
Ti auguro tempo, per il tuo fare e il tuo pensare, non
solo per te stesso,ma anche per donarlo agli altri.
ti auguro tempo, non per affrettarti a correre,
ma tempo per essere contento.
Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo,
ti auguro tempo perché te ne resti:
tempo per stupirti e tempo per fidarti
e non soltanto per guardarlo sull'orologio.
Ti auguro tempo per toccare le stelle
e tempo per crescere, per maturare.
Ti auguro tempo per sperare nuovamente e per amare.
Non ha più senso rimandare.
Ti auguro tempo per trovare te stesso,
per vivere ogni tuo giorno, ogni tua ora come un dono.
Ti auguro tempo anche per perdonare.
Ti auguro di avere tempo,
tempo per la vita".
giovedì 18 novembre 2010
Le leggende del mio territorio
il molino di Dolo
di Giovanni Untemgergher
La leggenda del gobbo dei molini di Dolo
Il mugnaio dei molini di Dolo era davvero un brav'uomo, onesto, generoso, e tutti quelli che lo conoscevano lo stimavano e gli volevano bene.
Nel paese viveva anche una giovane vedova che non riusciva a sfamare i due figli. Una sera la vedova disperata si recò al molino, bussò alla porta e quando il mugnaio le aprì lo implorò:
"Per favore, dammi un pò di grano: i miei figli stanno morendo di fame."
"Mi dispiace - rispose il mugnaio-ma questo grano non è mio; io non posso rubarlo ai clienti. Però-aggiunse impietosito-posso aiutarti ugualmente. Ogni sera, finito il lavoro, c'è sempre del grano per terra che nessuno raccoglie. Se verrai dopo la chiusura, troverai una scopa nascosta dietro il portone d'ingresso e con quella racoglierai il grano per terra che sarà tuo."
La vedova lo ringraziò e così fece venendo ogni sera ai molini dopo il tramonto.
Una mattina arrivò ai molini Paron Biasio con due carri stracarichi del grano delle sue terre.
Avaro ed egoista com'era non si fidava del mugnaio, nè dei suoi contadini e veniva di persona tutti gli anni a portare i suoi sacchi e a controllare che nessuno lo imbrogliasse.
Per tutto il giorno le macine del molino lavorarono senza sosta per Paron Biasio. Alla sera un bel pò di grano era rimasto per terra e poichè si era fatto più tardi del solito, la povera vedova era già in attesa fuori dalla porta. Se ne stava in disparte, seminascosta nell'ombra sotto il tabernacolo del Cristo che da secoli guardava uscire le acque del Brenta sotto il ponte dei molini. Mentre aspettava, la vedova notò che c'erano pochi fiori sul tabernacolo e pensò che fosse un buon segno e che i contadini, non temendo carestia, non avrebbero badato ai chicchi di grano caduti per terra.
Ma questo non valeva per Paron Biasio che per nessuna ragione al mondo avrebbe regalato nulla a nessuno.
E infatti, quella sera, finito il lavoro e notata la scopa dietro la porta, raccolse meticolosamente il grano caduto per terra.
Come lo vide, il mugnaio gli sussurro all'orecchio:
"Paron Biasio, mi perdoni, ma quella scopa è della vedova di Dolo che viene qui ogni sera e con il grano abbandonato sfama i suoi figli"
"Perchè deve raccogliere il mio grano? Non gliel'ho ammazzato io il marito" rispose Paron Biasio spazzando con maggiore foga di prima. Il mugnaio non ebbe nemmeno il tempo di replicare che sentì un botto: la scopa si era spezzata in due e Paron Biasio si ritrovò con metà manico in una mano e il troncone di saggina nell'altra. Chiunque si sarebbe fermato, ma Paron Biasio, testardo com'era, getto il manico e riprese a scopare con quel che rimaneva. Un secondo botto ridusse ulteriormente in due la scopa senza far desistere il riccone dal raccattare ogni chicco disperso con la schiena sempre più piegata. Seguì un terzo fortissimo botto che fece accorrere al molino tutto il paese.
I curiosi trovarono Paron Biasio con la schiena piegata in due che continuava a spazzare il pavimento con un moncherino di scopa in mano, borbottando:
"non gliel'ho azzazzato io il marito".
Quando ebbe raccolto anche l'ultimo chicco, l'avaro si rese conto che non riusciva a drizzare la schiena. Provò a tirarsi su sorreggendosi allo stipite della porta, ma fu tutto inutile. Cercarono di aiutarlo anche tre uomini molto robusti, senza alcun esito: Paron Biasio era rimasto piegato in due, con la testa vicina alle ginocchia e le mani ai piedi.
Ci fu chi parlò di "colpo di strega" e i medici diagnosticarono una lombosciatalgia acuta. Ma dopo un paio d'anni la situazione era rimasta immutata.
Il parroco di Dolo, don Alfredo, quando andava a trovarlo gli urlava negli orecchi:
"Pentiti Paron Biasio, pentiti del tuo peccato"
ma egli ribatteva:
"Di che cosa mi devo pentire? Ho forse rubato qualcosa a qualcuno?"
Anche don Alfredo non sapeva che dire!
Vent'anni dopo Paron Biasio si ammalò gravemente e al suo capezzale andò don Alfredo che lo invitò a pentirsi del vecchio peccato, almeno in punto di morte.
Con un filo di voce Paron Biasio chiede al prete di avvicinrsi e questi pensò fosse arrivato il momento auspicato.
"Tanti anni fa - sussurrò il morente- andai al molino di Dolo a portare il grano..."
"Bravo, continua" gli disse don Alfredo
"Ogni sera veniva al molino una vedova che raccoglieva tutto il grano rimasto a terra..."
"Che Dio ti benedica. Continua"
"Anche la sera prima che arrivassi era venuta a raccogliere il grano perchè la mattina seguente non trovai per terra nemmeno un chicco..."
"E allora? Chiese don Alfredo
"Allora - rantolò con l'ultima voce che gli era rimasta Paron Biasio - i chicchi che raccolsi la sera erano tutti miei! Dal primo all'ultimo! Tutti miei, dal primo all'ultimo!"
Nessuna lacrima fu versata sulla bara triangolare di Paron Biasio.
Da allora in poi, ogni sera sul pavimento di trachite dei molini di Dolo si poteva trovare sempre del grano.
Alcuni dicono che i contadini, forse ricordandosi di quel che successo a paron Biasio, si lasciavano sfuggire di mano intere manciate di grano.
Altri riferiscono di aver visto con i propri occhi i chicchi schizzare fuori da soli dai sacchi e saltar su dai buratti e dai setacci, rimbalzar come grilli su cinghie e ingranaggi per poi depositarsi dolcemente sul pavimento. Comunque siano andate le cose, resta il fatto che da allora in poi il grano a Dolo non mancò più a nessuno. E sul pavimento c'era quanto bastava per sfamare i poveri del paese.
Sembra siano stati proprio questi ultimi, in ringraziamento del miracolo accaduto, a costruire un rudimentale tabernacolo e a sistemarlo sulla porta d'ingresso del molino assieme al famoso moncherino di scopa sul quale si era accanito Paron Biasio, da quel giorno conosciuto come il "Gobbo dei molini".
NOTA: Non esistono prove che questa leggenda abbia un fondamento di verità. Occorre però ricordare che, in occasione dei recenti restauri, è stato recuperato un piccolo, grazioso tabernacolo costruito in modo approssimativo in legno d'abete. Vicino ad esso è stata trovata una vecchia scopa, con il manico spezzato quasi all'attaccatura degli steli di saggina.
Entrambi si trovano ora sopra l'ingresso dei molini di Dolo.
Fonte: depliant Pro loco Dolo - Festival del mistero - (festa della Madonna della salute)
di Giovanni Untemgergher
La leggenda del gobbo dei molini di Dolo
Il mugnaio dei molini di Dolo era davvero un brav'uomo, onesto, generoso, e tutti quelli che lo conoscevano lo stimavano e gli volevano bene.
Nel paese viveva anche una giovane vedova che non riusciva a sfamare i due figli. Una sera la vedova disperata si recò al molino, bussò alla porta e quando il mugnaio le aprì lo implorò:
"Per favore, dammi un pò di grano: i miei figli stanno morendo di fame."
"Mi dispiace - rispose il mugnaio-ma questo grano non è mio; io non posso rubarlo ai clienti. Però-aggiunse impietosito-posso aiutarti ugualmente. Ogni sera, finito il lavoro, c'è sempre del grano per terra che nessuno raccoglie. Se verrai dopo la chiusura, troverai una scopa nascosta dietro il portone d'ingresso e con quella racoglierai il grano per terra che sarà tuo."
La vedova lo ringraziò e così fece venendo ogni sera ai molini dopo il tramonto.
Una mattina arrivò ai molini Paron Biasio con due carri stracarichi del grano delle sue terre.
Avaro ed egoista com'era non si fidava del mugnaio, nè dei suoi contadini e veniva di persona tutti gli anni a portare i suoi sacchi e a controllare che nessuno lo imbrogliasse.
Per tutto il giorno le macine del molino lavorarono senza sosta per Paron Biasio. Alla sera un bel pò di grano era rimasto per terra e poichè si era fatto più tardi del solito, la povera vedova era già in attesa fuori dalla porta. Se ne stava in disparte, seminascosta nell'ombra sotto il tabernacolo del Cristo che da secoli guardava uscire le acque del Brenta sotto il ponte dei molini. Mentre aspettava, la vedova notò che c'erano pochi fiori sul tabernacolo e pensò che fosse un buon segno e che i contadini, non temendo carestia, non avrebbero badato ai chicchi di grano caduti per terra.
Ma questo non valeva per Paron Biasio che per nessuna ragione al mondo avrebbe regalato nulla a nessuno.
E infatti, quella sera, finito il lavoro e notata la scopa dietro la porta, raccolse meticolosamente il grano caduto per terra.
Come lo vide, il mugnaio gli sussurro all'orecchio:
"Paron Biasio, mi perdoni, ma quella scopa è della vedova di Dolo che viene qui ogni sera e con il grano abbandonato sfama i suoi figli"
"Perchè deve raccogliere il mio grano? Non gliel'ho ammazzato io il marito" rispose Paron Biasio spazzando con maggiore foga di prima. Il mugnaio non ebbe nemmeno il tempo di replicare che sentì un botto: la scopa si era spezzata in due e Paron Biasio si ritrovò con metà manico in una mano e il troncone di saggina nell'altra. Chiunque si sarebbe fermato, ma Paron Biasio, testardo com'era, getto il manico e riprese a scopare con quel che rimaneva. Un secondo botto ridusse ulteriormente in due la scopa senza far desistere il riccone dal raccattare ogni chicco disperso con la schiena sempre più piegata. Seguì un terzo fortissimo botto che fece accorrere al molino tutto il paese.
I curiosi trovarono Paron Biasio con la schiena piegata in due che continuava a spazzare il pavimento con un moncherino di scopa in mano, borbottando:
"non gliel'ho azzazzato io il marito".
Quando ebbe raccolto anche l'ultimo chicco, l'avaro si rese conto che non riusciva a drizzare la schiena. Provò a tirarsi su sorreggendosi allo stipite della porta, ma fu tutto inutile. Cercarono di aiutarlo anche tre uomini molto robusti, senza alcun esito: Paron Biasio era rimasto piegato in due, con la testa vicina alle ginocchia e le mani ai piedi.
Ci fu chi parlò di "colpo di strega" e i medici diagnosticarono una lombosciatalgia acuta. Ma dopo un paio d'anni la situazione era rimasta immutata.
Il parroco di Dolo, don Alfredo, quando andava a trovarlo gli urlava negli orecchi:
"Pentiti Paron Biasio, pentiti del tuo peccato"
ma egli ribatteva:
"Di che cosa mi devo pentire? Ho forse rubato qualcosa a qualcuno?"
Anche don Alfredo non sapeva che dire!
Vent'anni dopo Paron Biasio si ammalò gravemente e al suo capezzale andò don Alfredo che lo invitò a pentirsi del vecchio peccato, almeno in punto di morte.
Con un filo di voce Paron Biasio chiede al prete di avvicinrsi e questi pensò fosse arrivato il momento auspicato.
"Tanti anni fa - sussurrò il morente- andai al molino di Dolo a portare il grano..."
"Bravo, continua" gli disse don Alfredo
"Ogni sera veniva al molino una vedova che raccoglieva tutto il grano rimasto a terra..."
"Che Dio ti benedica. Continua"
"Anche la sera prima che arrivassi era venuta a raccogliere il grano perchè la mattina seguente non trovai per terra nemmeno un chicco..."
"E allora? Chiese don Alfredo
"Allora - rantolò con l'ultima voce che gli era rimasta Paron Biasio - i chicchi che raccolsi la sera erano tutti miei! Dal primo all'ultimo! Tutti miei, dal primo all'ultimo!"
Nessuna lacrima fu versata sulla bara triangolare di Paron Biasio.
Da allora in poi, ogni sera sul pavimento di trachite dei molini di Dolo si poteva trovare sempre del grano.
Alcuni dicono che i contadini, forse ricordandosi di quel che successo a paron Biasio, si lasciavano sfuggire di mano intere manciate di grano.
Altri riferiscono di aver visto con i propri occhi i chicchi schizzare fuori da soli dai sacchi e saltar su dai buratti e dai setacci, rimbalzar come grilli su cinghie e ingranaggi per poi depositarsi dolcemente sul pavimento. Comunque siano andate le cose, resta il fatto che da allora in poi il grano a Dolo non mancò più a nessuno. E sul pavimento c'era quanto bastava per sfamare i poveri del paese.
Sembra siano stati proprio questi ultimi, in ringraziamento del miracolo accaduto, a costruire un rudimentale tabernacolo e a sistemarlo sulla porta d'ingresso del molino assieme al famoso moncherino di scopa sul quale si era accanito Paron Biasio, da quel giorno conosciuto come il "Gobbo dei molini".
NOTA: Non esistono prove che questa leggenda abbia un fondamento di verità. Occorre però ricordare che, in occasione dei recenti restauri, è stato recuperato un piccolo, grazioso tabernacolo costruito in modo approssimativo in legno d'abete. Vicino ad esso è stata trovata una vecchia scopa, con il manico spezzato quasi all'attaccatura degli steli di saggina.
Entrambi si trovano ora sopra l'ingresso dei molini di Dolo.
Fonte: depliant Pro loco Dolo - Festival del mistero - (festa della Madonna della salute)
mercoledì 17 novembre 2010
Il sapere è un bene comune
"Il sapere è un bene comune
riprendiamoci il futuro"
Recitava così oggi uno striscione del corteo degli studenti a Padova .
Oggi, in tutt'Italia, sciopero di protesta contro i tagli all'istruzione e alla ricerca.
Calano i laureati, le scuole sono nel caos, i ricercatori si sentono traditi ed abbandonati. Non ci sono prospettive per il futuro. Il paese è più debole: non c'è crescita se manca la cultura.
Lo studio è un diritto, difendiamolo.
I tagli alla scuola sono il peggior errore che un governo possa commettere.
Perchè non c'è questa presa di coscienza?
Jim Morrison: il volo della mente
"Il volo della mente:
incessante, instancabile, senza meta e senza confini, senza vertigini, e maestoso come..."
Jim Morrison
Maestoso come la montagna più alta ed irraggiungibile
come la stella più brillante
come il mare più sconfinato
Lu
martedì 16 novembre 2010
Vieni via con me - seconda puntata
Dieci e lode a Bersani. Non cambierei una virgola di ciò che ha letto.
Mi ha un pò deluso Fini: mi aspettavo un discorso più incisivo da parte sua, mi è parso invece fiacco. Che sia stato l'effetto post-dimissioni?
E per finire l'esilarante Antonio Albanese
lunedì 15 novembre 2010
Alla ricerca di senso
Qualcuno oggi ha chiesto: "Perchè il volontariato?"
La risposta è uscita da sola, senza che ci riflettessi un attimo:
"Devo dare un senso alla mia giornata, al mio vivere..."
domenica 14 novembre 2010
sabato 13 novembre 2010
Dove comincia il mare
13 novembre2010
Andavo. Andavo.
Cercavo dove poter sostare.
Ero ormai sul discrimine.
Dove finisce l’erba
e comincia il mare.
GIORGIO CAPRONI
venerdì 12 novembre 2010
Una morte assurda
Luca Massari
Una morte assurda tra le tante, troppe, che accadono sempre più spesso. Crudeltà estrema e violenza gratuita da parte di persone che non hanno nessun rispetto per la vita, la causa di morte. Mi viene da pensare che l'investimento accidentale del cane sia stata solo una scusa per quella gente. Avevano bisogno di scaricare un' aggressività accumulata dentro altrimenti soffocante. La sfortuna di Luca, passare da quelle parti con il suo taxi e incrociare la loro strada.
Il taxista di Milano è morto giovedì scorso dopo un mese di coma.
E' assurdo morire così.
Una morte assurda tra le tante, troppe, che accadono sempre più spesso. Crudeltà estrema e violenza gratuita da parte di persone che non hanno nessun rispetto per la vita, la causa di morte. Mi viene da pensare che l'investimento accidentale del cane sia stata solo una scusa per quella gente. Avevano bisogno di scaricare un' aggressività accumulata dentro altrimenti soffocante. La sfortuna di Luca, passare da quelle parti con il suo taxi e incrociare la loro strada.
Il taxista di Milano è morto giovedì scorso dopo un mese di coma.
E' assurdo morire così.
Ah! I figli...
Sto apprezzando un rapporto tutto nuovo con mia figlia. In questo periodo ha molto tempo libero e di questo molto tempo, frazionato diligentemente a dovere, ha deciso di passarne un po' con me. Roba che solo qualche mese fa sembrava cosa d'altro mondo! Guai a chiedere, la risposta era sempre la stessa: “Uscire con te? Ma figuratiii!” Devo ringraziare il fatto che sia ancora disoccupata, insomma, se decide di fare qualche passeggiata o, chessò, andare al mercato in mia compagnia. Lontano da quell'infernale (sotto certi aspetti) macchina che è diventata il computer, abbiamo più modo di parlare a tu per tu serenamente, faccenda quanto meno complicata quando la rete diventa attrazione con tutti i diritti di precedenza. Nei contatti con il mondo del reale, solitamente gli amici hanno la priorità ed è giusto che sia così, intendiamoci. Non ne sono gelosa. In questo momento sono solo sorpresa del suo riavvicinamento, ecco tutto. E comunque contenta. Va detto, non sia mai...
E voi? Come va il rapporto di dialogo con i vostri figli?
E voi? Come va il rapporto di dialogo con i vostri figli?
giovedì 11 novembre 2010
Allo specchio
“E allora mi sono guardato negli occhi. Raramente ci si guarda, con se stessi, negli occhi, e pare che in certi casi questo valga per un esercizio estremo. Dicono che, immergendosi allo specchio nei propri occhi – con attenzione cruciale e al tempo stesso con abbandono – si arrivi a distinguere finalmente in fondo alla pupilla l'ultimo Altro, anzi l'unico e vero Sestesso, il centro di ogni esistenza e della nostra, insomma quel punto che avrebbe nome Dio.
Invece, nello stagno acquoso dei miei occhi, io non ho scorto altro che la piccola ombra diluita (quasi naufraga) di quel solito niño tardivo che vegeta segregato dentro di me. Sempre il medesimo, con la sua domanda d'amore ormai scaduta e inservibile, ma ostinata fino all'indecenza.”
Elsa Morante, Aracoeli, Einaudi – Torino, 1982
mercoledì 10 novembre 2010
A proposito di Berlusconi ( e di Bossi)
Della loro visita in Veneto e relative reazioni.
“Non leggete i giornali, essi imbrogliano” ribadisce il premier per l'ennesima volta. Naturalmente sta parlando di quei giornali che gli remano contro raccontando le cose come stanno.
Ieri Berlusconi è stato ampiamente contestato dalla popolazione veneta, nonostante lui oggi si ostini a dire che non si è accorto di nulla. La qual cosa risulta per niente credibile visto che Zaia, che gli stava a fianco, si è premurato di chiedere scusa per gli oppositori. E che dire di Bossi e del fatto che si è concesso solo alle interviste dei canali Mediaset? Oggi Rete Veneta, una delle tante reti locali sempre presente a documentare sui luoghi dell'alluvione sin dai primi momenti della scorsa settimana, dicevo Rete Veneta testimonia tutto quanto detto sopra. Riporta esperienze e lamentele di quelle persone che hanno subìto sulla propria pelle i disastri dell'alluvione. Si sentono cittadini di serie B, vista la poca attenzione avuta nei momenti più difficili. “Dovevano venire prima, quando il fango e l'acqua erano dentro alle nostre case, alle nostre attività. Ora abbiamo pulito quasi tutto...”. Si sono dovuti arrangiare, con tanto coraggio e determinazione a non lasciarsi sopraffare. Nelle loro parole la delusione verso chi proprio davanti alle telecamere dice:
“Non sono venuto prima perchè avevo paura di disturbare”.
Ha detto proprio così, l' ho sentito con le mie orecchie. Sa tanto di scusa più che di cortesia. Mi viene il sospetto che sia lui che Bossi si siano mossi solo ora perchè è arrivata la minaccia da parte degli interessati di non pagare le tasse.
Oggi, oltre alla proposta di sospensione pagamenti delle rate dei mutui, il governo ha deciso degli stanziamenti per l'alluvione in Veneto: 300 milioni di euro per cominciare, con la promessa che, una volta stabilito il reale ammontare dei danni, di soldi ne arriveranno altri. Vedremo se saranno solo promesse.
“Non leggete i giornali, essi imbrogliano” ribadisce il premier per l'ennesima volta. Naturalmente sta parlando di quei giornali che gli remano contro raccontando le cose come stanno.
Ieri Berlusconi è stato ampiamente contestato dalla popolazione veneta, nonostante lui oggi si ostini a dire che non si è accorto di nulla. La qual cosa risulta per niente credibile visto che Zaia, che gli stava a fianco, si è premurato di chiedere scusa per gli oppositori. E che dire di Bossi e del fatto che si è concesso solo alle interviste dei canali Mediaset? Oggi Rete Veneta, una delle tante reti locali sempre presente a documentare sui luoghi dell'alluvione sin dai primi momenti della scorsa settimana, dicevo Rete Veneta testimonia tutto quanto detto sopra. Riporta esperienze e lamentele di quelle persone che hanno subìto sulla propria pelle i disastri dell'alluvione. Si sentono cittadini di serie B, vista la poca attenzione avuta nei momenti più difficili. “Dovevano venire prima, quando il fango e l'acqua erano dentro alle nostre case, alle nostre attività. Ora abbiamo pulito quasi tutto...”. Si sono dovuti arrangiare, con tanto coraggio e determinazione a non lasciarsi sopraffare. Nelle loro parole la delusione verso chi proprio davanti alle telecamere dice:
“Non sono venuto prima perchè avevo paura di disturbare”.
Ha detto proprio così, l' ho sentito con le mie orecchie. Sa tanto di scusa più che di cortesia. Mi viene il sospetto che sia lui che Bossi si siano mossi solo ora perchè è arrivata la minaccia da parte degli interessati di non pagare le tasse.
Oggi, oltre alla proposta di sospensione pagamenti delle rate dei mutui, il governo ha deciso degli stanziamenti per l'alluvione in Veneto: 300 milioni di euro per cominciare, con la promessa che, una volta stabilito il reale ammontare dei danni, di soldi ne arriveranno altri. Vedremo se saranno solo promesse.
martedì 9 novembre 2010
Vieni via con me
IO:
Vado via perchè in Italia abbiamo un capo di governo di cui mi vergogno.
Resto perchè spero di vedere cambiata la classe politica prima di morire
Vado via perchè qui non c'è futuro per i nostri figli, ma nemmeno per noi che diventeremo dei vecchi abbandonati a noi stessi.
Resto perchè l'Italia è il più bel paese del mondo
Vado via perchè corruzione e mafie varie mi schifano e so che hanno contagiato tutti i settori di potere.
Resto perchè, nonostante tutto, ci sono tanti italiani “brava gente”
Vado via perchè non vengono dati voce e ascolto ai più deboli.
Resto perchè persone come Saviano mi incoraggiano a farlo.
Vieni via con me
E' il titolo del nuovo programma di Fabio Fazio e Roberto Saviano. Ieri sera la prima puntata.
Diversi gli spunti di riflessione offerti, primo fra tutti l' intervento di Saviano che ha parlato di "democrazia a rischio"
dal sito de "Il Sole 24ore" :
«Da un po' di tempo – ha esordito Saviano – vivo come una sorta di ossessione che riguarda la macchina del fango, il meccanismo che arriva a diffamare una persona». E che «mette in pericolo la democrazia nella misura in cui se ti poni contro certi poteri, contro questo governo, quello che ti aspetta è un attacco che parte dai fatti minuscoli della tua vita privata». Lo scrittore napoletano ha poi elencato alcuni casi nei quali la macchina del fango è entrata in azione: dalla «casa di Montecarlo» alla vicenda che ha coinvolto l'ex direttore di Avvenire, Dino Boffo, fino alla «campagna diffamatoria contro l'allora aspirante candidato del Pdl alla presidenza della Regione Campania, Stefano Caldoro».
Alla fine del post il link per vedere uno stralcio del monologo
Mi è piaciuto tutto, dalle letture dei vari ospiti all'intervento di Benigni, come sempre grandioso.
Ora aspettiamo le prossime puntate.
Su questo link anche i video di Saviano e Vendola.
http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2010/11/08/news/saviano_fazio-8899827/?ref=HRER2-1
lunedì 8 novembre 2010
Circa le energie rinnovabili
Qualche notizia in briciole.
Fonte: 'La nuova ecologia” mensile di Legambiente
“Sole Nostrum.
Novantamila impianti lungo tutta la Penisola, per circa 1.500 MW installati. La metà solo nel 2009.
L'Italia scala la classifica europea del fotovoltaico installato. Secondo il Piano nazionale dovremmo raggiungere gli 8.000 Mwp entro il 2020. Ma gli industriali puntano più in alto.
Il settore ha creato negli ultimi tre anni circa ventimila posti di lavoro. Nel 2020 potrebbero arrivare a novantamila.”
Il pianeta ringrazia. E noi pure.
Le Innovazioni.
Pannelli antipolvere.
Pannelli solari che si puliscono da soli. Ci stanno lavorando all'Università di Boston per risolvere il problema degli accumuli di polvere, che possono ridurre l'efficienza degli impianti anche dell'80%.
Il professor Malay Mazunder e i suoi colleghi stanno approntando una sorta di “scudo” trasparente a base di elettrodi, una scarica elettrica che può sollevare e trasportare lontano i granelli di materiale estraneo, ripulendo la superficie dei pannelli e spazzando via in meno di due minuti il 90% dei detriti. L'invenzione, messa a punto in origine su commissione della Nasa per garantire l'efficienza dei pannelli delle sonde inviate in missione sulla Luna e su Marte, potrebbe rivelarsi particolarmente utile per facilitare l'installazione di grandi impianti nelle aree più soleggiate, ma anche più ricche di sabbia del pianeta: quelle desertiche. Si calcola che se fosse adibito a produzione di energia solare anche solo il 4% della superficie desertica della Terra si potrebbe coprire senza problemi l'intero fabbisogno energetico annuale del globo.
FEDERICO GUERRINI
Fonte: 'La nuova ecologia” mensile di Legambiente
“Sole Nostrum.
Novantamila impianti lungo tutta la Penisola, per circa 1.500 MW installati. La metà solo nel 2009.
L'Italia scala la classifica europea del fotovoltaico installato. Secondo il Piano nazionale dovremmo raggiungere gli 8.000 Mwp entro il 2020. Ma gli industriali puntano più in alto.
Il settore ha creato negli ultimi tre anni circa ventimila posti di lavoro. Nel 2020 potrebbero arrivare a novantamila.”
Il pianeta ringrazia. E noi pure.
Le Innovazioni.
Pannelli antipolvere.
Pannelli solari che si puliscono da soli. Ci stanno lavorando all'Università di Boston per risolvere il problema degli accumuli di polvere, che possono ridurre l'efficienza degli impianti anche dell'80%.
Il professor Malay Mazunder e i suoi colleghi stanno approntando una sorta di “scudo” trasparente a base di elettrodi, una scarica elettrica che può sollevare e trasportare lontano i granelli di materiale estraneo, ripulendo la superficie dei pannelli e spazzando via in meno di due minuti il 90% dei detriti. L'invenzione, messa a punto in origine su commissione della Nasa per garantire l'efficienza dei pannelli delle sonde inviate in missione sulla Luna e su Marte, potrebbe rivelarsi particolarmente utile per facilitare l'installazione di grandi impianti nelle aree più soleggiate, ma anche più ricche di sabbia del pianeta: quelle desertiche. Si calcola che se fosse adibito a produzione di energia solare anche solo il 4% della superficie desertica della Terra si potrebbe coprire senza problemi l'intero fabbisogno energetico annuale del globo.
FEDERICO GUERRINI
domenica 7 novembre 2010
Sogni fatti con il naso in su
... con il naso in su
Noi siamo quelli che, non moriranno mai
perché quei nostri sogni, li lasceremo qui
Quei sogni frastornati, da quattro soldi in giù
quei sogni un po' bambini, fatti con il naso in su
Noi siamo quelli che, esprimono per voi
emozioni stracciate, o grandi ingenuità
Con povere canzoni, cantate un po' qua e là
noi accendiamo il buio, che azzurro si farà
Hanno ali, quelli come me
hanno ali, quelli come me
Amici di tristezze, o grandi nostalgie
pieni di tenerezze, o azzurre fantasie
Che arrivano nel cuore, e sfondano per te
la porta dell'amore, più impossibile che c'è
A generali e santi, possiamo dar del tu
e al gioco del potere, noi ci sputiamo su
E come San Francesco, parlare si potrà
con gli animali e i fiori, d'amore e di bontà
Hanno ali, quelli come me
hanno ali, quelli come me
Andiamo sulla luna, chiudendo gli occhi e
il mare lo inventiamo, anche dove non c'è
Bevendoci le notti, pervase di magia
noi coloriamo mondi, con matite di poesia
E i sapientoni sciocchi, che chiamano retrò
la musica leggera, per denigrarla un po'
Li troverò all'inferno, quando ci scenderò
per dargli un po' d'amore, io per loro canterò
Hanno ali, quelli come me
hanno ali, quelli come me
ALI - Don Backy
sabato 6 novembre 2010
Maurizio Viroli, la libertà dei (cittadini) servi
Da Augias, Le Storie-Diario italiano –
mercoledì 3 novembre. Per chi si è perso questa bella puntata segnalo il link:
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-3f662580-9811-4eec-b255-0271c8979468.html
Guardatelo: esprime dei concetti molto interessanti.
Allego anche un video di breve durata, per chi ha meno pazienza, ma vuole comunque sentire il pensiero di Viroli.
mercoledì 3 novembre. Per chi si è perso questa bella puntata segnalo il link:
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-3f662580-9811-4eec-b255-0271c8979468.html
Guardatelo: esprime dei concetti molto interessanti.
Allego anche un video di breve durata, per chi ha meno pazienza, ma vuole comunque sentire il pensiero di Viroli.
In piazza per il clima
"Si alle rinnovabili, no al nucleare. Torna 100 piazze per il clima: la giornata mobilitazione contro la febbre del pianeta. Quest'anno l'iniziativa cade ventitre anni dopo la vittoria del referendum contro le centrali atomiche ( era l'otto novembre 1987) e punta a diffondere la proposta di legge sulle rinnovabili.
In centinaia di località italiane si distribuirà materiale informativo e si raccoglieranno le firme."
(La nuova ecologia, mensile di legambiente)
INFO http://www.legambiente.it/ e http://www.oltreilnucleare.it/
In centinaia di località italiane si distribuirà materiale informativo e si raccoglieranno le firme."
(La nuova ecologia, mensile di legambiente)
INFO http://www.legambiente.it/ e http://www.oltreilnucleare.it/
venerdì 5 novembre 2010
Peggio del 1966
L'emergenza non è finita, anzi. L'acqua scende lentamente e per domenica è prevista ancora pioggia.
Intanto la catastrofe si mostra in tutta la sua drammaticità: si dice che la situazione sia di molto peggiore di quella dell'alluvione del lontano 1966, rimasta nella memoria dei più anziani. Migliaia di famiglie hanno perso tutto. Tante imprese artigianali, commerciali, aziende agricole ridotte allo stremo non sanno se potranno riprendere le loro attività. C'era la crisi di posti di lavoro prima, ora c'è la disperazione.
Zaia: “ Danni per oltre un miliardo di euro, ho chiesto lo stato d'emergenza”.
Dalle mie parti la situazione è sotto controllo: il Brenta è salito di parecchi metri, ma gli argini più alti tengono. Ieri, mentre andavamo a Chioggia, abbiamo visto il fiume con tutta la sua forza dirompente. Alla Natura non si comanda. Dobbiamo noi essere attenti a non abusarne cementificando oltre misura il territorio. E non basta. Vanno fatte opere di prevenzione, perchè altrimenti il conto che si paga POI rischia di essere molto più salato del PRIMA, come stiamo vedendo in questi giorni.
giovedì 4 novembre 2010
Non dimenticate
nella storia comune le storie minuscole
come pietre o schegge di un muro interminabile. "
Elio Pecora
Oggi si celebra la giornata dell'unità nazionale, quella delle Forze Armate e la commemorazione dei Caduti di tutte le guerre. Recuperiamo la solennità di questa data, lo dobbiamo ai tanti morti nei conflitti.
Non dimenticate
"Vi chiedo solo una cosa: se sopravvivete a
quest'epoca non dimenticate.
Non dimenticate
né i buoni né i cattivi.
Raccogliete con pazienza
le testimonianze di quanti sono caduti per loro
e per voi.
Un bel giorno, oggi sarà il passato,
e si parlerà di una grande epoca e degli eroi
anonimi che hanno creato la storia.
Vorrei che tutti sapessero che non esistono
eroi anonimi. Erano persone, con nome, volto,
desideri e speranze, e il dolore dell'ultimo
fra gli ultimi non era meno grande di quello
del primo il cui nome resterà. Vorrei che tutti
costoro vi fossero sempre vicini come per-
sone che avete conosciuto, come membri
della vostra famiglia, come voi stessi..."
Julius Fucik (compositore,1872-1916)
mercoledì 3 novembre 2010
Il Veneto in ginocchio
Allagamenti ,smottamenti e frane stanno interessando la mia regione da due giorni con 121 comuni in stato di emergenza. Da Rovigo a Belluno, fiumi, canali e laghi hanno rotto gli argini e invaso rovinosamente il territorio. Le immagini che arrivano dalle tv locali sono sconfortanti. Acqua in pianura e crolli e dissesto del territorio in montagna. Sembra non ci sia una provincia esente dal fenomeno. Si parla di danni per 200 milioni di euro e ci si chiede se qualcosa poteva essere fatto per prevenire questo disastro. Ieri Bertolaso ha usato parole di biasimo verso chi aveva la responsabilità di occuparsi appunto di prevenzione e non si è mosso. Ora ne pagheremo tutti le pesanti conseguenze.
martedì 2 novembre 2010
Non vivono più nel corpo
un piccolo cimitero di campagna
Non vivono più nel corpo, non possiamo più sentirli parlare, non possiamo abbracciarli,
nè possiamo essere da loro abbracciati.
Ma sono vivi nei ricordi, sono vivi nei nostri cuori.
Nel gioco del tempo che non privilegia nessuno, un giorno faremo parte della stessa schiera.
E' una consolazione che allevia la nostra tristezza
lunedì 1 novembre 2010
Il maltempo in Veneto
Fin da ieri non è cessato di piovere. Il 30% di Vicenza è interessato dalla tracimazione del Bacchiglione. Più di 2500 sfollati, ma il numero e destinato a salire. Scuole chiuse e protezione civile in costante allerta. Allarme anche nella provincia di Verona. E le previsoni per le prossime ore sono ancora di pioggia. Non si ricorda un evento simile dall'alluvione del 1966.
Tutti i Santi...e anche qualcuno in più
Non se ne dispiacciano le alte sfere di lassù. Ma mi sentirei d'inserire nella lista degli eletti, a buon diritto, anche quelle persone che coraggiosamente hanno combattuto una vita di miserie, sofferenze, ed ingiustizie; chi ha lottato senza tradire i propri princìpi d'onestà; chi ha rifiutato di accettare compromessi; chi si è mosso per ottenere un mondo migliore offrendo solidarietà e impegno; chi con l'esempio è stato il motore trainante per chi gli stava intorno. Gente ordinaria, che non sa fare miracoli, ma che con il proprio agire ha semplicemente dato valore alla Vita.
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