sabato 5 marzo 2011

Focus su Calamandrei e la scuola pubblica

                                                             Piero Calamandrei

Ce l'ha ricordato Massimo Gramellini poco fa su "Che tempo che fa"
Un discorso scritto più di sessant'anni fa ma che si adatta bene ai tempi nostri, tale è la drammatica similitudine degli avvenimenti . Mentre però quello di Calamandrei era  un discorso pensato su un'ipotesi, oggi sembra un'esatta descrizione di una realtà già in atto. Da brivido è pensare quanto sia veritiera.

Piero Calamandrei - discorso pronunciato al III Congresso in difesa della Scuola nazionale a Roma l'11 febbraio 1950

(...)Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora, il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d'occhio i cuochi di questa bassa cucina. L'operazione si fa in tre modi: ve l'ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico"

6 commenti:

  1. Sì, sembra di leggere un articolo di queste settimane. Che robe.

    Un bacione e buona domenica!

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  2. Grandi parole, ma sono sicuro Calamandrei non aveva accanto nessuno che parlava del fatto che "la cultura non si mangia"...

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  3. Mi sono accorta di aver pubblicato un post simile, ma aver letto su Repubblica quel pezzo, mi ha spinto a voler condividere con altri quelle parole: le condivido e le sento attuali. Ciao

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  4. Un grande discorso molto attuale.Per festeggiare l'Unità d'Italia,l'amica Elena,ha creato un banner che puoi trovare anche nel mio blog.Saluti a presto

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  5. purtroppo in questi ultimi anni la scuola pubblica è diventata un pò dozzinale, si comperano le lauree si ottengono favoritismi di ogni sorta e risma... bisognava dare una piccola sterzata altrimenti invece che di caste avremmo avuto le dinastie nelle nostre università: padri, mogli, figli nipoti e paganti amici del rettore.Bei tempi quando si era promossi perchè si studiava...

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  6. Fantastico!!!! Più attuale di così..... senza fare l'ipotesi, come dice Calamandrei.
    Ciao carissima, buon otto marzo anche se questo giorno nulla dice a noi, che sappiamo dovrebbe essere festeggiato tutto l'anno, per quello che facciamo giorno per giorno per noi stesse, per la famiglia, per la società dovendo supplire a tutto quello che, proprio questa nostra società non ci dà e che ci spetterebbe di diritto.
    abbraccio
    Bruna

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