mercoledì 6 gennaio 2010
L'Epifania tutte le feste si porta via
Leggendo il post di serenella sui nonni, mi è tornata in mente la mia nonna paterna, nonna Elisa.
Quello che sto per dirvi vi parrà un po' strano, ma vi assicuro che è pura verità.
Nonna Elisa ha vissuto con noi ed è morta quando io avevo otto anni. Beh, di quei primi otto anni della mia vita, io mi ricordo poco di mia madre. Ho invece dei ricordi chiari di mia nonna. Forse perchè dormivo con lei, nonno era morto molti anni prima, e le ero molto affezionata. Con lei passavo gran parte della mia giornata quando ero piccina, trotterellandole intorno mentre si dedicava alle faccende di casa ed io non ero impegnata nel gioco. Di lei ero diventata la nipote preferita, i fratelli non mancavano di ripetermelo. A dir la verità, me ne rendevo conto persino io. Ma la faccenda mi risultava comoda e ci marciavo. Nonna non mancava di viziarmi, anche se cercava di non darlo troppo a vedere per non deludere gli altri. La mia prima bicicletta, una graziella di colore blu, fu un suo regalo al mio sesto ( o settimo?) compleanno. Come dimenticarlo? Adoravo quella bici...
E che dire della Befana? Ho scoperto anni dopo che era sempre lei la protagonista, in quanto gestiva l'ordine delle cose a casa, volenti o nolenti. Aveva un carattere forte e indomabile, mia nonna. In giro la chiamavano “Il carabiniere”. E ho detto tutto. Comunque... tornando alla Befana.
Qualche decennio fa, si festeggiava l'Epifania come se fosse il giorno di Natale. Da noi i regali (??) arrivavano quella mattina. E per regali intendo ben poca cosa se paragonato a quel che viene proposto oggi. Le possibilità economiche allora erano differenti. Le famiglie numerose, tanti figli da tirar su... Ci si doveva accontentare di poco, insomma. Così, capitava che nella calza, una vera calza di tutti i giorni scelta per l'occasione, ci trovavi dei mandarini, delle noci, qualche caramella o dolcetto . E, se eri fortunato, ma tanto fortunato, dei piccoli, ma ai nostri occhi preziosi, giochini che oggi farebbero sorridere. Allora, invece, ci facevano sentire i più ricchi del mondo. A sei/ sette anni, poi, eri già grande. Perciò la befana smetteva di scendere dal camino. E tutto finiva lì. Ricordo la delusione dei primi anni che, pur consapevole del fatto che non avrei mai più rivisto le calze appese, continuavo a sperare che la “befana” ci ripensasse e tornasse!
Credo sia questo il motivo per cui ora, nella mia casa, continuo ancora ad appendere la calza per mia figlia (ormai maggiorenne).
Buona Epifania a tutti!
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Anch' io ricevevo doni e calze all'Epifania parlavo proprio di questo ieri sera con mia cognata e l'attesa della notte.Pensa che ancora oggi con tutto che sono sposato e ho una figlia ,mia madre non ha perso l'abitudine di regalarci la calza.Comunque dai nostri blog ho visto la voglia di tornare alle vecchie tradizioni e ai veri valori di una volta.Ti auguro una buona Epifania a presto.
RispondiEliminaCiao Angelo. Dolcissimo il tuo ricordo della nonna.
RispondiEliminaA proposito di Befana...anche qui contiuna ad arrivare ed è una autentica sorpresa e magia.... ogni anno.
Un bacio.
Ciao, carino il tuo blog... mi ha colpito soprattutto questo racconto, mia madre racconta sempre che ai suoi tempi i regali erano ben diversi da quelli dei bambini di oggi: anche per lei noci, mandarini, frutta secca e qualche dolcetto. Erano tempi più difficili, ma la vita veniva vissuta con semplicità e i regali, per quanto poveri fossero, erano davvero una gran festa...
RispondiEliminaCavaliere, un ripensamento ed un ritorno ad apprezzare i valori veri...sarebbe un arrichimento sicuro. ciao
RispondiEliminaserenella.grazie a te che mi hai stimolato vecchi ricordi. Buon rientro a scuola!ciao
Favoloso, a te do il benvenuto ed un augurio a rilleggerci! Ciao
Ciao,
RispondiEliminaho letto il tuo racconto e mi sono ritrovata nel pieno della mia infanzia..stesse cose ma apprezzate come doni preziosi. Anche io ho avuta la fortuna di avere una nonna che abitava con noi, un vero arricchimento ! storie piene di fantasia, favole,vecchie filastrocchee ricordi della sua di infanzia, io credo che chi ha avuta questa fortuna potrebbe scriverci un libro. Grazie per l'emozione del ricordo.
Rosarita