Io si, e spesso anche. Capita soprattutto di notte, dormendo poco.
Questa notte passata è stato uno dei pensieri più insistenti. Colpa del fatto che ho dei genitori anziani, ma mosso anche dai soliti interrogativi che mi pongo sulla vita e sul suo senso. La solita storia delle risposte che non trovo, ma che continuano a frullarmi dentro.
E' che quando hai che fare con la malattia, la sofferenza intorno a te, non puoi fare a meno di fartele certe domande. Il motivo per cui penso spesso alla morte è perchè vorrei “abituarmi” ad essa per non esserne spaventata quando mi toccherà da vicino. Finora ho avuto la fortuna che nessun parente stretto sia mancato, ma è naturale che prima o poi capiti. Vorrei essere pronta per quel momento. Ma si è mai “pronti?”
La morte terrena è la fine del nostro peregrinare, la conclusione del nostro cercare, del nostro patire. Patire, si. Perchè in fondo gran parte della nostra vita è fatta proprio di questo. Poche gioie e tante, tantissime dissonanze che disturbano il nostro animo. Note stridenti che accapponano la pelle.Vista sotto questo punto di vista, il suo arrivo si può quasi considerare liberatorio. E io così voglio pensarla: una conclusione liberatoria. Credendo in una vita oltre la morte, so che questa sarà la porta da attraversare per entrare in un'esistenza diversa, sicuramente più benevola. Certo, non la auspico, perchè pur sempre di distacco
estremo dagli affetti si tratta, ma cerco in qualche modo di esorcizzarla, abituandomi a pensarla come evento ineluttabile.
"La morte non è un periodo di chiusura dell'esistenza, ma soltanto un intermezzo, un passaggio da una forma ad un'altra dell'essere infinito."
Wilhelm Von Humboldt

Io purtroppo ci penso sempre. A come sarà quando non ci saranno più certe persone, a come sarà quando dovrò affrontare una cosa così grande. Come se scioccamente pensarci mi aiutasse a prepararmi un po'. So che non è così, ma è un pensiero che mi viene in testa all'improvviso, e non so controllare.
RispondiEliminaComprendo il tuo stato d'animo fino in fondo.
RispondiEliminaMi vengono in mente due cose.
La prima è che se ci abituiamo ad accettare le piccole morti di tutti i giorni, il fatto che ci siano dei cambiamenti, delle trasformazioni e che il nuovo prenda il posto del vecchio anche nelle piccole cose in noi e intorno a noi, forse ci abituiamo alle trasformazioni, che sono belle o brutte, ma fanno parte delle regole del gioco della vita.
La seconda è che se riusciamo ad amare la vita nella sua interezza, cercando di stare senza sensi di colpa dalla parte delle cose che per noi sono belle e che ci danno le energie necessarie per vivere sufficientemente bene, cioè se siamo occupati a vivere tutte le fasi della vita giorno per giorno, allora spontaneamente saremo così occupati a vivere che non ci verrà da pensare alla morte.
Credo che chi pensa troppo alla morte in modo angoscioso è perchè non sta vivendo una vita sufficientemente autentica e lo sforzo dovrebbe essere quello di cercare di ritagliarsi degli spazi e delle possibilità di vivere un po' secondo i bisogni della propria anima.
Giorgio
carissima mi hai fatto ricordare una poesia che ho letto tempo fa...
RispondiEliminaA vacanza conclusa
A vacanza conclusa dal treno vedere
chi ancora sulla spiaggia gioca si bagna
la loro vacanza non è ancora finita:
sarà così lasciare la vita?
Vivian Lamarque
è la vita, si muore ogni giorno perciò è importante vivere giorno per giorno. Un prete mi ha detto una volta: "vivere pensando che possiamo morire domani, vivere sapendo che siamo fatti per l'eternità". Baci
Questa tua riflessione mi ha fatto pensare ad un libro che ho letto l'anno scorso, (uno strano collegamento mentale), mi ha affascinata, mi è piaciuto tantissimo, emozionante, uno dei più emozionanti che abbia mai letto con uno stile di scrittura molto particolare.
RispondiEliminaLa storia si svolge in Germania durante la seconda guerra mondiale.
A narrarci questa storia è un personaggio onnipresente nei secoli, passati e futuri, un personaggio che a quei tempi, più che in altri è stata protagonista in tutto il mondo: la Morte.
Inizia così:
"In tutta sincerità, mi sforzo di prendere la faccenda allegramente, anche se, a dispetto delle mie proteste, la maggior parte delle persone trova difficile credermi. Per favore, fidati di me. Posso davvero essere allegra. Posso essere amabile. Affettuosa. Affabile. E queste sono solo le parole che iniziano per A. Non chiedermi però di essere bella: essere bella non è da me.”
"Non è che una delle miriadi storie che porto con me, ognuna a suo modo straordinaria. Ciascuna di loro rappresenta un tentativo - un faticoso tentativo - di dimostrarmi che la vostra esistenza di uomini vale la pena di essere vissuta.
Eccola qui. Una tra tante.
La ladra di libri.
Se ti fa piacere, vieni con me. Ti racconterò questa storia.
Ti mostrerò qualcosa."
Il libro si intitola:
LA BAMBINA CHE SALVAVA I LIBRI -DI MARKUS ZUSAK
Lo consiglio a tutti voi!
Cara, credo che leggendo questo libro troverai delle risposte, non tutte, io la vedo sotto un'altra prospettiva ora anche se, quando se ne va una persona importante il dolore è inevitabile.
Baci
Giulia
@ Madis. Non pensarci per niente sarebbe innaturale. la morte è parte di noi, del nostro destino.
RispondiElimina@Grazie Giorgio, le tue riflessioni sono sempre molto gradite. Mi sto orientando da un pò a concentrare le mie energie sui bisogni dell'anima, ma le domande di fondo restano. Non credo comunque di affrontare la questione in modo angoscioso, prendo solo atto di quella che è la realtà. :O)
@Aliza,ciao. Mi piace molto la citazione del prete: è una buona filosofia di vita.
Anche io ho avuto la fortuna di non essere toccato dalla morte nelle persone a me vicine fino ad oltre cinquanta anni e temevo quando questo giorno sarebbe arrivato. Credo che però, quando la morte segue il suo ciclo naturale e non vede i patri seguire le bare dei figli, pur nel dolore, sia una cosa sopportabile e connaturata al nostro essere umani. Si può vivere senza averne paura.
RispondiElimina@ Giulia. Ho letto il tuo commento dopo. Grazie, mi sono segnata il titolo e cercherò il libro.Grazie di cuore, ciao
RispondiElimina@Ciao Enrico. Mi auguro tanto che sia così:una cosa sopportabile.
RispondiEliminaLa morte in sé non mi spaventa, come si muore, sì.
RispondiEliminaSì, mi capita di pensarci.Questo pensiero, quando è notturno,toglie un po' il fiato.
RispondiEliminaMa non è la morte in sè che mi dà angoscia, il non-esserci più. Mi spaventa il "come".
L'improvvisa morte di una persona cara è un dolore con il quale bisogna fare i conti...ma non si è MAI preparati anche se la scomparsa di un genitore anziano ( a me è successo questo, quattro anni fa) la metti in conto...è nell'ordine naturale delle cose.
Condivido ciò che dice Giorgio, qualche commento più su: riuscire ad amare la vita nella sua interezza, giorno per giorno e nella sua essenza più vera. Poi calerà il sipario. Fine.
Ti abbraccio.
Penso spesso alla morte, specialmente quando mi sveglio all'alba e non riesco più a dormire. Penso quasi sempre alla morte di coloro che mi sono cari, non penso quasi mai alla mia. Credo che ciò sia dovuto al fatto che mi spaventa di più la sofferenza per la loro mancanza, che la paura di morire. Cerco di vivere giorno per giorno, intensamente, ma sempre c'è quel sottile malessere che serpeggia nel mio animo.
RispondiEliminaEccome se ci penso, tutti i giorni quando mi sveglio e apro gli occhi, so di avere avuto un altro giorno in regalo ma non so quanto durerà. Comprendo perfettamente il tuo stato d'animo e anche io cerco di abituarmi al fatto, che prima o poi potrei rimanere sola. Non voglio pensare al dopo anche perchè non ci credo, penso solo a sopravvivere ora e quando potrei rimanere sola. Anche se e difficile da spiegare, questo e uno dei motivi per cui scrivo sempre: Buona vita, Viviana
RispondiEliminaNon penso molto alla mia morte, ma al fatto che per arrivarci potrei soffrire e magari essere di peso.
RispondiEliminaDel resto io e la morte non c'incontreremo mai, perchè mi sono consolata leggendo, che quando arriverà lei io non ci sarò più, e fino a che ci sarò io non potrà esserci lei.
Non so però come potrei sopravvivere alla perdita di uno dei miei figli o nipoti. Questo pensiero mi sconvolge.
Ciao buona notte
Bruna
Sì, ci penso!specie da dopo che è mancata la mia mamma: già con mio padre ero rimasta sconvolta, ma forse in quel tempo avevo i miei bimbi piccoli, e il dover stare loro dietro a tempo pieno o quasi, mi lasciava poco spazio per altri pensieri; poi il dolore per la perdita era ciò che più mi faceva star male: ma per mamma, vederla soffrire e morire un poco alla volta, giorno dopo giorno, ha acuito il mio pensare alla morte. Vorrei non esserne spaventata quando sarà, ed avere vicino le persone care... poi, mi affiderò al Signore. Un bacione, a presto
RispondiEliminaa me non importa di morire, mi interessa solo di non soffrire... poi il resto è storia per chi rimane e solo se vorranno ricordare!
RispondiEliminaHo riflettuto ancora sulla domanda che ci rivolgi nel tuo post e ho concluso che il tuo post è davvero rivoluzionario.
RispondiEliminaPensa come sarebbe la nostra società se ci pensassimo anche un po' alla morte invece di cercare di evitarne il pensiero spinti da tutti quelli che ci vogliono eternamente vivi e in forma per poter comprare tutto quello che hanno da venderci. Un consumatore un po' depresso, no, non lo vogliono.
Invece se ci pensassimo un po' di più alla morte forse ci abitueremmo un po' di più all'idea e cercheremmo di organizzarci per una vita più naturale e meno nevrotica. La smetteremmo di pensare solo a realizzare tutto il meglio subito e per sempre, come se non si invecchiasse e si morisse mai.
Se la morte entrasse nella quotidianità del nostro essere forse diventerebbe ai nostri stessi occhi una cosa più naturale e noi saremmo un po' più tranquilli rispetto ad essa. Insomma, il modo di vivere la vita sarebbe diversissimo e, secondo me, non in senso negativo.
Trovare un giusto posto per la morte, trovare un giusto posto per la vita.
Che poi sono le due facce della stessa medaglia, la nostra.
Giorgio
@Stella,Sandra, Trillina,Viviana, Bruna/Diana, Paola, Enio
RispondiEliminaidem!faccio le stesse riflessioni
@Giorgio. Hai centrato il punto: non se ne parla, o se ne parla poco, perchè non conviene a nessuno. Noi contiamo finchè siamo attivi e pronti a "consumare", superata questa fase siamo inservibili e inutili. Tutto quel che riguarda i bisogni dell'animo sono relegati in un angolo, quasi fossero inutili.E invece sono proprio quelli a renderci VIVI.
Riguardo alla morte dici bene:
"Invece se ci pensassimo un po' di più alla morte forse ci abitueremmo un po' di più all'idea e cercheremmo di organizzarci per una vita più naturale e meno nevrotica. La smetteremmo di pensare solo a realizzare tutto il meglio subito e per sempre, come se non si invecchiasse e si morisse mai.
Se la morte entrasse nella quotidianità del nostro essere forse diventerebbe ai nostri stessi occhi una cosa più naturale e noi saremmo un po' più tranquilli rispetto ad essa."
Condivido totalmente questa riflessione! Ciao e grazie!!
Nelle mie condizioni sì e confesso di averne paura.
RispondiEliminaL'ho "vista in faccia" troppe volte
e non è una cosa piacevole.
@Il Monticiano, un abbraccio forte, forte, così forte che sia in grado di scacciare la paura! Tu sei nei nostri cuori sempre, ricordalo :O))
RispondiEliminala morte cara Angelo tema sempre attuale.
RispondiEliminanoi siamo abituati a vederla brutta, perchè quasi sempre viene con la sofferenza e credo, che questa sia la parte che più ci tormenta e abbiamo spavento di lei.
Ma credo che lei sia una bella signora
perchè attraverso lei sperimentiamo la morte è la nuova vita legata a lei.
Questo pensiero non è che smorza la paura, nessuno è cosi coraggioso
ma se pensiamo a lei come una rinascita e ci convinciamo di questo, non dico che ce l'auguriamo, ma un po' di serenità la troveremo.
In fondo e da tempo che sappiamo che la vita accompagna sempre la morte...ma sono sicura come te e tanti, che ogni morta è legata ad una nuova vita
"nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma."
Antoine Lavoisier
Bacio ciao