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lunedì 11 gennaio 2010

Nostalgia dei fumetti


Gegia Miranda


Il fumetto e la sua storia. E' uno degli argomenti proposti la settimana scorsa in una delle mie trasmissioni preferite: Le storie, diario italiano. Un programma in onda dal lunedì al venerdì, dalle 12.45 alle 13.10,su rai3, condotto magistralmente da Corrado Augias.


Dunque, i fumetti. Lo sapevate che il racconto a fumetto è nato in Italia e ha più di cento anni? E che l'Italia è tutt'ora uno dei più grandi produttori al mondo di fumetto? Un'autentica sorpresa, vero?Quanti ricordi legati alle letture giovanili! A casa eravamo cinque figli tutti appassionati a questo genere letterario. Spaziavamo dalle avventure di Tex Willer ( la passione del più piccolo, ma anche mia, non nego), Diabolik, Topolino, i Fantastici Quattro, l'Uomo Ragno, solo per citarne alcuni. Ma il preferito per cui si riusciva pure a litigare per chi dovesse essere il primo a leggerlo dopo l'acquisto, era l'Intrepido. Qualcuno lo ricorda? Erano i tempi di Billy Bis, il super affascinante agente segreto, e Gegia Miranda, la mia storia preferita. I fumetti hanno accompagnato la nostra crescita adolescenziale. Stimolavano la fantasia e invitavano alla lettura anche il più pigro dei lettori. Negli anni settanta il computer era ancora un miraggio...una vera fortuna sotto certi versi!

mercoledì 18 febbraio 2009

“La memoria è tesoro dell'esperienza vissuta.”

Con questa frase è stata presentata oggi la giornata finale di una serie d'incontri fatti sulla memoria storica dell'Olocausto al Cinema Italia di Dolo.

Ospiti della manifestazione due sopravvissuti ad Auschwitz che hanno raccontato la loro esperienza di prigionia.

Il primo ha centrato la sua narrazione sulle camere a gas di cui lui ha fatto esperienza diretta. Per oltre sei mesi si è trovato costretto ad essere fra quelle persone che rimuovevano i corpi dalle camere di morte e provvedevano alle pulizia delle stesse. Esperienza terribile vissuta anche con la certezza che il suo destino era segnato.
Ha raccontato: “ Io ero certo che non ne sarei uscito vivo perchè ero un testimone scomodo di tutto quello che stava succedendo.” Dopo sei mesi, nei giorni in cui sapeva doveva essere impiccato, ha un breve scambio di battute con un soldato tedesco. Gli dice: “ Io sono padre, ma non ho mai visto mio figlio: prima di morire avrei tanto voluto vederlo almeno per un momento” Il soldato ne è insolitamente colpito e gli risponde “Anch'io sono padre...”
Questo episodio pare pare cambi il destino perchè, mentre altri vengono “eliminati”, lui si salva.

Veramente toccante come racconto.

Il secondo non lo è di meno, comunque. Parla delle condizioni estreme di vita, di sofferenze inimmaginabili, del miracolo di essere sopravvissuti e di poter raccontare il tutto.

L 'incontro è terminato con la proiezione di un film: “Il bambino con il pigiama a righe.” Una favola triste stile disney, inverosimile ma toccante.

La storia è ambientata nella seconda guerra mondiale e lo sfondo è quello della tragedia dei campi di concentramento. Il racconto è centrato sulla vicenda di Bruno, un ragazzino di otto anni figlio di un ufficiale nazista. Dopo un trasferimento della famiglia da Berlino a una periferia, anzi campagna, questo ragazzino solitario non trova nulla da fare e nessuno con cui giocare. Decisamente annoiato e spinto dalla curiosità, Bruno ignora le continue indicazioni della madre, che gli proibisce di esplorare il giardino posteriore, così un giorno si dirige verso quella che lui, ignaro della tragedia che sta oltre la recinzione, considera una ‘fattoria’. Lì, incontra Shmuel, un ragazzo della sua età che vive un’esistenza parallela e differente dall’altra parte del filo spinato. Dall’incontro di Bruno col ragazzo dal pigiama a strisce nasce un'amicizia, la stessa amicizia che alla fine, per un tragico gioco del destino, li legherà per sempre alla stessa sorte.

La sala era piena di persone. Tra loro molti studenti, alcuni giovanissimi.
Servono questi incontri perchè il racconto diretto ti entra dentro e ti lascia il segno. Parlarne serve perchè dobbiamo essere vigili, anche i ragazzi devono essere vigili e crescere con la consapevolezza che quel che è successo non deve accadere mai più.