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martedì 6 gennaio 2009

La befana vien di notte




...con le scarpe tutte rotte, con il vestito da romana:viva, viva la befana!




Potevo dimenticare di citare la befana?? no! ecco, appunto!


Per chi è affezionato alle tradizioni come lo sono io, è un torto da non farsi! Anche perchè annuncio di aver fatto ufficialmente parte della categoria!!!


E già! Sino allo scorso anno ero una di quelle befane che allo Squero distribuivano calzette e cioccolata a tutti i bambini. E dopo la calzetta tutti in barca per un giretto con la befana! Che bei ricordi...

Ora le mie colleghe ( povere loro che in questo momento sono lì al freddo polare!!!) prolungano la festa a Sambruson dove arrivano con il calesse e tante altre calzette.


Auguri a voi, care befane infreddolite! E grazie per il lavoro che continuate a fare :)







Il Panevin a Jesolo

Sulla strada vediamo i preparativi per i falò Da Caposile a Jesolo ne ho contati 18. Niente male per una tradizione che qualche anno fa sembrava perduta!
Ecco finalmente l'accensione...



Paneviiiin! La pinsa soto el caminnnn!.....


Come dicevo ieri, c'è un posto a Jesolo dove la festa del Panevin è vissuta ancora come una festa della comunità in senso stretto.
Visto che si tratta di una piccola frazione di paese questo è ancora possibile perchè tutti si conoscono e il celebrare la tradizione è anche un modo per riavvicinare quelli che per varie ragioni sono andati ad abitare lontano.

Quest'anno eravamo proprio in tanti davanti al falò!
Il tutto è stato particolarmente suggestivo: la serata era limpida ed in cielo brillava una bella falce di luna. A onor di cronaca registro che il fumo e le faville andavano a ponente...chissà cosa dobbiamo aspettarci quest'anno!

lunedì 5 gennaio 2009

Il Panevin



Dalle parti dove sono nata io il 5 gennaio è una data che si lega alla tradizione del Panevin.


Il Panevin è un grande falò formato da sterpaglie, fieno e paglia, dove sulla cima viene issato un fantoccio vestito con i panni da vecchia. Appena arriva l'imbrunire, il falò viene acceso e tutti si mettono con il naso all'insù a seguire le faville. A seconda della direzione che prendono viene predetta la buona o cattiva sorte dell'anno appena iniziato. “ Faive a ponente, panoce gnente. Faive a levante, panoce tante”( faville a ponente raccolto scarso, faville a levante il raccolto è abbondante).


Tradizione vorrebbe che intorno al Panevin si intonassero canti propiziatori per attirare la buona fortuna, ma pare che questo uso si stia perdendo.Chissà per quale motivo davanti a quel falò diventiamo improvvisamente tutti timidi e nessuno apre più bocca per cantare!


Ricordo quando ero piccola: il Panevin era gran motivo di festa. Ci si riuniva con i parenti, con i vicini di casa e la Rosetta intonava:”Paneviiin!! Ea pinsa soto el caminnn, fasioi pai pori fioi...”
Poi si mangiava la pinza e si beveva il vin brulè. La pinza era il nostro dolce dell'Epifania. Veniva impastato in casa all'alba del 5 gennaio, come da tradizione. Mia madre si alzava molto presto per preparare tutto in fretta perchè poi tutte le famiglie portavano il loro impasto al forno sociale per la cottura. Chi prima arrivava, prima poteva ritirare il tutto. Si finiva con l'andare a prenderlo nel pomeriggio perchè le pinze da cuocere erano tantissime e comunque il dolce era a casa prima dell'accensione del panevin.


Ora il falò andiamo a vederlo nelle piazze dove la tradizione ha perso quasi tutto il suo sapore antico...
Ma c'è un posto dove ancora ci si può sentire proiettati indietro nel tempo ed è là dove andremo noi oggi pomeriggio.


Alla prossima.

lunedì 8 dicembre 2008

non poteva mancare il presepe!

L'ho fatto questa mattina ed eccolo qua: lo presento al mondo!












Lo spazio dove posso sistemarlo è poco, così mi devo accontentare!... Ma quanto mi sarebbe piaciuto farlo MOLTO PIU' GRANDE....


Ieri pomeriggio siamo stati a Padova in giro per bancherelle. Oltre ai soliti amici, si è aggiunta anche Sinekka, la signora finlandese che abita da qualche tempo vicino a noi. Il marito è negli Stati Uniti, così l'abbiamo invitata a passare un pomeriggio in compagnia. E' una persona decisamente socievole, solo che purtroppo non parla una parola d'italiano! Ci siamo dovuti arrangiare con il nostro limitato inglese...ma ce la siamo cavata benissimo!


A padova, dopo un bellissimo sole, si è alzata un pò di nebbia, così le mie foto non sono il massimo...



Resta il ricordo della giornata.





venerdì 5 dicembre 2008

facciamo l'albero?

Grazie alla giornata uggiosa, oggi ho pensato di preparare l'albero di Natale in anticipo.
Spiego l'anticipo: di solito rispetto la tradizione ( mia e di qualcun altro...) di addobbarlo l'otto dicembre, ma ogni tanto si può fare qualche eccezione!

Adoro occuparmi di questa cosa e soprattutto mi piace farlo da sola, senza alcun suggerimento da parte dei miei che, per fortuna, mi lasciano fare...

L'albero di Natale per me, assieme al presepe che farò domani, rappresenta la tradizione, il calore del focolare; perciò ho deciso una regola per casa mia che è questa: l'albero (rigorosamente finto), gli addobbi e le statue del presepe devono essere sempre gli stessi ( perciò niente mode strane). Unico lusso concesso è quello di aggiungere una cosa nuova all'anno.
Il motivo è che ogni oggetto è legato ad un ricordo particolare ed è giusto che abbia un posto fisso nell'albero o nel presepe della tradizione.

Ricordo il primo anno, quando ho acquistato l'abete (ben diciasette anni fa)...com'era spoglio e poverello...già era costato lui un occhio!!! Poi, anno dopo anno ha cominciato a colorarsi ed arricchirsi: ora è uno spettacolo, il mio orgoglio!
Qualche addobbo l'ho preparato da me: confesso che una delle mie tante passioni è creare con le mie mani oggetti diversi, ne sanno qualcosa le mie amiche...

Di solito prendo suggerimento dalle riviste specializzate, ma ho anche seguito corsi dove la creatività era di ambio raggio.
Comunque, quando riesci a realizzare con le tue mani qualcosa e quel qualcosa ti riesce bene, la soddisfazione è sempre grande. Almeno per me.

Ricordo un Natale di tanti anni fa, quando mia figlia andava alle elementari. Quell'anno la rappresentante di classe mi aveva chiesto di pensare ad un regalo per le insegnanti ( cinque).
Ho lavorato un mese intero per preparare cinque composizioni di stelle di Natale con la carta crespata. La fatica è stata tanta perchè volevo che il risultato non fosse banale, ma ricercato. Alla fine però sono stata molto soddisfatta del lavoro fatto e quello mi ha ripagato dello sforzo.


Ecco qua, in tutto il suo splendore, il mio albero




( a dir il vero però, la FOTO NON RENDE ONORE!...)






E questa è la piccola befana fatta da me.




vi risparmio tutta la serie di angeli e pupazzi di neve...arriverei ad annoiarvi!

venerdì 31 ottobre 2008

Halloween


E’ credenza di molte persone che questa ricorrenza, che si celebra oggi,
abbia origini puramente americane: niente di più sbagliato!

Halloween ha radici nella tradizione europea , per l’esattezza irlandese, e veniva celebrato anche nel nostro Paese fin dai tempi più antichi.

Il nome non è altro che la contrazione, o una sorta di trasformazione, di “ALL HALLOWS EVEN” letteralmente tradotto “Vigilia (o sera) di Tutti i Santi”, festa conosciuta e celebrata da sempre in Italia il 1^ novembre.

Navigando in Internet troviamo notizie interessanti su questa celebrazione.

“Oltre duemila anni fa i Celti, che abitavano l’Irlanda, erano un popolo di agricoltori. Ogni anno, alla fine di ottobre, per festeggiare il raccolto annuale e celebrare l’arrivo dell’inverno si riunivano attorno a un druido, loro sacerdote, e, poiché le giornate andavano ad accorciarsi, accendevano svariati fuochi durante la loro veglia allo scopo di prolungare la luce.
Temendo, però, che quei fuochi potessero attirare il Diavolo e le sue streghe, tutti indossavano delle maschere orribili per tenerli alla larga spaventandoli.”

E ancora…

“Tanti si chiedono il perché, per Halloween, vengano utilizzate delle lanterne ricavate proprio dalle zucche (le famose “Jack’o lantern").
La spiegazione risiede in un’antica leggenda che narra di un certo Jack, un fabbro irlandese, che aveva l’abitudine di ubriacarsi nelle taverne ma che non invitava mai nessuno a bere con lui tanto era avaro.
Alla sua morte, Dio si rifiutò di ammetterlo in Paradiso e lo scacciò all’Inferno dove il Diavolo, a sua volta, non volle accettarlo e gli scagliò contro un tizzone incandescente.
A questo punto Jack raccolse il tizzone e lo mise in una rapa, scavata in modo da ottenere una lanterna, per farsi luce lungo la strada buia e tenere lontano eventuali spiriti maligni. Da allora Jack vaga senza sosta in giro per il Mondo insieme alla sua lanterna.
Quando molti irlandesi emigrarono nel Nuovo Continente portarono con sè anche le loro tradizioni, ma poiché in America le zucche erano più a “buon mercato” delle rape, preferirono utilizzare quelle per realizzare le lanterne. Da qui l’effettiva origine della zucca scavata e intagliata.”
Scritto da Luigi M.C. Urso.

“I simboli e le usanze tradizionali di Halloween .
Dolcetto o Scherzetto? La tradizione di trick-or-treat pare non abbia origine dai Celti, bensì da una pratica europea del nono secolo d.C. chiamata in inglese souling che in italiano si puo' tradurre con "elemosinare anima".
Il 1 novembre, Ognissanti, i primi Cristiani vagavano di villaggio in villaggio elemosinando per un po' di "pane d'anima" dolce fatto di forma quadrata con l'uva passa. Più dolci ricevevano più preghiere promettevano per i parenti defunti dei donatori. A quell'epoca si credeva che i morti rimanessero nel limbo per un certo periodo dopo la morte e che le preghiere, anche fatte da estranei, potessero rendere più veloce il passaggio in Paradiso.”
Da: Ticino Live.


Dal sito" Wicked Lovely":
“Tradizioni popolari italiane:
In Veneto si dice "Suca Baruca": la festa non è solo celtica. A detta dei più vecchi, nel secolo scorso e fino all' inizio degli anni sessanta, la zucca illuminata era esposta in tutte le case.

A Giovinazzo (BA), alla mezzanotte del 31 Ottobre davanti alle fotografie dei defunti si appongono dei ceri che resteranno accesi per tutta la notte affinchè la loro luce guidi i nostri cari defunti nelle nostre case.In questa unica notte dell'anno loro vengono a trovarci e noi prepariamo loro un banchetto con quelli che sappiamo essere i loro cibi preferiti.

In Lombardia, nei dintorni del Lago di Como è tradizione fare dei falò e lasciar rotolare dai pendii delle colline ruote di carro e balle di fieno incendiate. Queste usanze, di chiara derivazione celtica ricorrono (anche se ormai si vanno perdendo) più di una volta l'anno, una delle quali in autunno, più o meno in corrispondenza del giorno di ognissanti.(n.b.: riporto questa tradizione così come mi è stata descritta qualche anno fa da una persona abitante di quei luoghi)Inoltre in Lombardia è usanza mangiare dei dolci particolari per la ricorrenza dei defunti, chiamati appunto "pan dei morti".Anche a Milano e in Brianza si usava, un tempo di intagliare delle zucche arancioni per inserirvi le candele sul fondo ed andare in giro a spaventare le vecchiette, andando anche di casa in casa a chiedere del cibo: noci, nocciole, castagne.Queste zucche venivano chiamate "Lumere".Si festeggiava proprio a fine ottobre per tre giorni: 30, 31 ottobre, 1 novembre.A casa si dovevano lasciare una ciotola di latte, un bicchiere di vino rosso e del cibo, per i defunti, sul davanzale delle finestre.

In Romagna, terra di Galli (e quindi Celti, credo), persistono usanze, soprattutto nelle campagne, legate all'antichità, quando si pensava che, nella notte di Ognissanti, il mondo dei vivi toccasse per un istante quello dei morti e fosse possibile vedere i propri cari defunti camminare fra di noi.

Nel passare alla cultura cristiana, e ancora oggi, durante l'Ottavario dei morti (settimana di preghiere speciali per i defunti) si usa accendere ceri in casa, davanti alle immagini dei propri defunti, spesso utilizzando le candele benedette per la Candelora (festa di presentazione di Gesù al tempio, nel mese di Febbraio.)”.