fiori d'acacia pronti per la pastella
Scommetto di no. Io almeno, questa non la sapevo fino a ieri.
Oggi ho voglia di chiacchierare, perciò vi racconto
E' capitato ieri, mentre tornavo dalla mia lezione di Pilates.
A proposito. Senza alcun dubbio, la mia schiena sta molto meglio da quando in autunno ho iniziato questo corso. Provare per credere. Ma non è di questo che voglio scrivere.
Dunque, dicevo. Ieri mattina pioveva. Niente di serio, intendiamoci. Ma non era proprio il caso di tirar fuori la bicicletta per andare in palestra. Così, non avendo a disposizione la macchina requisita da mia figlia, decido di farmi una bella passeggiata e di andare a piedi.
All'andata sono un po' in ritardo così accelero il passo per non arrivare a lezione iniziata. Al ritorno però ho tutto il tempo di scegliere il mio ritmo e, visto che non piove più, di guardare anche la riviera che in questo periodo ha tutte le acacie del fiume fiorite.
Non me n'ero accorta i giorni scorsi. Ma insomma ci siamo: la primavera dà i suoi frutti.
Nonostante la nostra disattenzione.
I fiori d'acacia!
Ogni anno è mia abitudine raccoglierne un po' per friggerli nella pastella. Non sono male. Hanno un sapore delicato e, udite, udite: piacciono anche a mia figlia che è risaputo essere un po' “delicatina” in fatto di gusti.
Mentre raccolgo qualche "grappolino" e mi faccio una mini doccia causa rami zeppi d'acqua, arriva una nonnina. Mi si avvicina timidamente e sento che mi sussurra qualcosa. Inizialmente non capisco. Parla a voce bassa quasi temendo di disturbare. La incoraggio a ripetere, curiosa di sapere.
Mi dice: “ Lo sa cosa facevamo una volta con questi fiori?”
“ Si, lo so. Si cucinavano. ” dico io dando per scontato che si riferisse alle frittelle.
Ma lei continua. “ E no” dice. “ Non solo quello. Una volta raccoglievamo questi fiori per metterli nel pollaio. Allontanavano i pidocchi dalla cova delle galline. E funzionava, eccome se funzionava!”
“Ma va” dico “Questa non la sapevo proprio! E' una bella curiosità, sa?”
“ Eh!” mi ribatte “ Lei è giovane e certe cose non può saperle, ma io che sono vecchia ne avrei da raccontare.”
Comprendo la necessità del comunicare e vorrei incoraggiarla a dirmi di più. Ma vedo che è un po' imbarazzata ed accenna ad andare. La lascio ringraziandola. Con un sorriso le sottolineo il fatto che ho apprezzato. Sapere qualcosa in più sulla tradizione popolare ( e saggezza) è un arricchimento.
O almeno... lo è per me.