martedì 30 novembre 2010

Ci siamo: è arrivato il digitale

E comunque.

" I find television very educational. Every time somebody turns on the TV,
  I go into the other room and read a book."

Groucho Marx, US comedian

Ed in alternativa al libro, c'è sempre il pc!

I miei video: Bassano del Grappa

lunedì 29 novembre 2010

It's not my favorite way to live...

rain Pictures, Images and Photos


Piove. Piove ancora.
Nuvole che si sommano a nuvole...
sembra un muto accordo che si accompagna ai miei pensieri.
Temperature gelide collimano con freddo interiore
Domande, tante domande
in attesa di risposte che presumibilmente non arriveranno mai.

domenica 28 novembre 2010

Frustrazioni





E io che dovrei dire... che dovrei fare? Mi sento impotente... E' una delle sensazioni più frustranti che mai. Diciannove anni, tanti sogni, tante aspettative che pian piano si frantumano contro il muro della realtà. Vorremmo proteggerli i nostri cuccioli, vorremmo proteggerli sempre: contro le delusioni della vita, delle amicizie, del lavoro, dell'amore...Ma non abbiamo il vaccino giusto, non possiamo anestetizzarli contro l'asprezza del vivere.

sabato 27 novembre 2010

Padrone il Vento



"C'è una vela nel cuore di ognuno di noi. Una vela che raccoglie la nostra quotidianità nel mare della vita e che vorremmo spiegare al vento ogni qualvolta sentiamo mancarci il respiro"


Padrone il vento – Fiorella Cappelli

venerdì 26 novembre 2010

Protesta delle facoltà. L'Italia si mobilita.

Contro la riforma Gelmini, in migliaia fra studenti, docenti, ricercatori, si trovano in piazza in questi giorni a protestare contro quello che è considerato da molti lo smembramento, nonché disfacimento dell'Università italiana. Da Nord a Sud la stessa preoccupazione: proteggere quello che è considerato un luogo fondamentale: la culla di cultura su cui preparare la generazione che permetterà al Paese Italia di guardare al futuro. E' giusto pensare a una riforma: certe cattive abitudini clientelari dettate dalla classe dei cosiddetti Baroni vanno eliminate alla radice: sono il cancro dell'Università stessa. Ma, premesso questo, la situazione va attentamente valutata per non condannare buoni e cattivi insieme. Ci sono Facoltà virtuose che, in questo gioco al massacro causato da tagli indiscriminati, sentono l'urgenza di gridare un “NO”. E' giusto e lecito dare voce a chi si sente ingiustamente tradito pur avendo offerto il massimo del proprio onesto impegno. Penso a quei rettori virtuosi che non sanno più che pesci pigliare dovendo subire tagli; che saranno costretti a rispondere picche a quei precari che da anni aspettano un incarico fisso. Poi ci chiediamo perchè non riusciamo a trattenere i nostri”cervelli” che se ne scappano all'estero. Sarebbe bello che potessero scegliere se rimanere o meno, che ci fossero opportunità allettanti qui, nel loro Paese, per cui la scelta di espatriare diventerebbe solo un'opportunità in più per arricchire la propria esperienza invece che obbligo.
“ Non sono sorda alle proteste” dice il ministro Mariastella Gelmini. Vediamo dunque se presterà orecchio a chi ha molto da dire.

giovedì 25 novembre 2010

mercoledì 24 novembre 2010

La solitudine secondo Saramago



"La solitudine non è vivere da soli,
 la solitudine è il non essere capaci di fare compagnia a qualcuno
o a qualcosa che sta dentro di noi,
la solitudine non è un albero in mezzo a una pianura dove ci sia solo lui,
è la distanza tra la linfa profonda e la corteccia, tra la foglia e la radice."


Josè Saramago

martedì 23 novembre 2010

Mai dare qualcosa per scontato

In riva al Brenta

Mai dare niente per scontato. Mai fidarsi delle apparenze. Mai. Neanche quando metteresti una mano nel fuoco: potresti bruciartela facilmente, credimi. La buona sorte, la salute, l'amore, la vita, le persone (tutte) sono imprevedibili. E quando meno te l'aspetti, ecco che arriva la sorpresa del mai immaginato.

Ho imparato a mie spese questa lezione da tempo e ne ho fatto un punto fermo.
Prendo la giornata come viene, non mi aspetto nulla dalle persone e non faccio mai piani a lunga scadenza: non serve a nulla farli. In un attimo tutto può cambiare: la regola è che può succedere qualsiasi cosa  in ogni istante. Puoi fare affidamento su ciò che non puoi controllare?

lunedì 22 novembre 2010

Gli effetti del Tempo

Glasgow, la casa più vecchia

(...)
"Non potevamo combattere gli effetti del tempo;
il modo in cui ci cambia,
il fatto che ogni anno ci ricopre di un nuovo strato
e che ogni giorno siamo qualcosa di più di ciò che eravamo. (...)"

tratto da Un posto chiamato Qui, di Cecilia Ahern

Una citazione presa dal libro che sto leggendo in questi giorni : Un posto chiamato Qui.
E' la storia di Sandy Short, un'anima perduta alla ricerca di se stessa. Un romanzo che celebra il valore dell'amicizia, l'importanza dei legami famigliari, l'imperativo di amare ed essere amati.
Una lettura leggera, surreale, ma ricca di buoni spunti di riflessione sui sentimenti

domenica 21 novembre 2010

Del mio sabato pomeriggio

Palazzo del Bo, Università

Novembre è il mese che mi convince meno di tutti.
Giornate grigie e piovose come quelle di questi giorni contribuiscono ad appesantire l'animo e  alimentare pensieri deprimenti. A cui decido di non cedere però. Così propongo un sabato pomeriggio di struscio in centro storico a Padova. Nelle giornate dal tono basso mi piace circondarmi di persone, vedere e sentire il rumore della vita che scorre. Il punto è che in certi momenti sento il bisogno di conferme ( o forse distrazioni che mi allontanino dal turbine dei miei pensieri). E' una forte necessità quella di sentirsi parte del caos universale.

Mi piace Padova (anche se non tutta la città a dire il vero: ci sono zone oscure che è bene evitare):  il nucleo del centro storico è sempre attraente. Lasciamo l'auto nel parcheggio di Prato della Valle, quattro passi in via Roma, l'incontro con qualche musicista di strada, e l'arrivo delle prime gocce di pioggia ci fanno ritirare in un bar. C'è fermento in giro, comunque, nonostante il tempo. La città attrae: è un punto di convergenza di tante realtà. Sotto quei portici, si respira la storia di un lontano passato che affascina. Perciò è ogni volta un piacere ritornarci e godere del tutto.
Oggi piove. Di nuovo.

Il cuore dell'uomo

novembre 2010



Il pesce è muto nel mare,
la bestia è turbolenta sulla terra,
l'uccello canta per l'aria.
Ma l'uomo ha dentro di sé
e il silenzio del mare
e lo strepito della terra
e la musica dell'aria

Tagore

sabato 20 novembre 2010

Osteria del voto



"Udite l'empio! ei grida
che non abbiam più patria,
che per sempre la fonte è disseccata
del sangue de' gagliardi
e pur troppo noi siam vili codardi!
Un popol senza forza
non produce più eroi
e ai figli son serbate
le catene che voi pur trascinate,
donne, dal talamo scacciate i vostri
sposi: ai tiranni non mancano schiavi. "
(...)
tratto da Guglielmo Tell, G. Rossini
 
Offresi, signori, offresi!
Poltrone vacanti a basso costo ( e ad  alta resa),
il mercato è aperto, fatevi avanti!

venerdì 19 novembre 2010

Ti auguro Tempo


come canne al vento

Ti auguro Tempo
(di Elli Michler)
"Non ti auguro un dono qualsiasi,
ti auguro soltanto quello che i più non hanno.
ti auguro tempo, per divertirti e per ridere;
se lo impiegherai bene, potrai ricavarne qualcosa.

Ti auguro tempo, per il tuo fare e il tuo pensare, non
solo per te stesso,ma anche per donarlo agli altri.
ti auguro tempo, non per affrettarti a correre,
ma tempo per essere contento.

Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo,
ti auguro tempo perché te ne resti:
tempo per stupirti e tempo per fidarti
e non soltanto per guardarlo sull'orologio.

Ti auguro tempo per toccare le stelle
e tempo per crescere, per maturare.
Ti auguro tempo per sperare nuovamente e per amare.
Non ha più senso rimandare.

Ti auguro tempo per trovare te stesso,
per vivere ogni tuo giorno, ogni tua ora come un dono.
Ti auguro tempo anche per perdonare.
Ti auguro di avere tempo,
tempo per la vita".

giovedì 18 novembre 2010

Le leggende del mio territorio

                                                  il molino di Dolo

di Giovanni Untemgergher
La leggenda del gobbo dei molini di Dolo
Il mugnaio dei molini di Dolo era davvero un brav'uomo, onesto, generoso, e tutti quelli che lo conoscevano lo stimavano e gli volevano bene.
Nel paese viveva anche una giovane vedova che non riusciva a sfamare i due figli. Una sera la vedova disperata si recò al molino, bussò alla porta e quando il mugnaio le aprì lo implorò:
"Per favore, dammi un pò di grano: i miei figli stanno morendo di fame."
"Mi dispiace - rispose il mugnaio-ma questo grano non è mio; io non posso rubarlo ai clienti. Però-aggiunse impietosito-posso aiutarti ugualmente. Ogni sera, finito il lavoro, c'è sempre del grano per terra che nessuno raccoglie. Se verrai dopo la chiusura, troverai una scopa nascosta dietro il portone d'ingresso e con quella racoglierai il grano per terra che sarà tuo."
La vedova lo ringraziò e così fece venendo ogni sera ai molini dopo il tramonto.

Una mattina arrivò ai molini Paron Biasio con due carri stracarichi del grano delle sue terre.
Avaro ed egoista com'era non si fidava del mugnaio, nè dei suoi contadini e veniva di persona tutti gli anni a portare i suoi sacchi e a controllare che nessuno lo imbrogliasse.
Per tutto il giorno le macine del molino lavorarono senza sosta per Paron Biasio. Alla sera un bel pò di grano era rimasto per terra e poichè si era fatto più tardi del solito, la povera vedova era già in attesa fuori dalla porta. Se ne stava in disparte, seminascosta nell'ombra sotto il tabernacolo del Cristo che da secoli guardava uscire le acque del Brenta sotto il ponte dei molini. Mentre aspettava, la vedova notò che c'erano pochi fiori sul tabernacolo e pensò che fosse un buon segno e che i contadini, non temendo carestia, non avrebbero badato ai chicchi di grano caduti per terra.
Ma questo non valeva per Paron Biasio che per nessuna ragione al mondo avrebbe regalato nulla a nessuno.
E infatti, quella sera, finito il lavoro e notata la scopa dietro la porta, raccolse meticolosamente il grano caduto per terra.
Come lo vide, il mugnaio gli sussurro all'orecchio:
"Paron Biasio, mi perdoni, ma quella scopa è della vedova di Dolo che viene qui ogni sera e con il grano abbandonato sfama i suoi figli"
"Perchè deve raccogliere il mio grano? Non gliel'ho ammazzato io il marito" rispose Paron Biasio spazzando con maggiore foga di prima. Il mugnaio non ebbe nemmeno il tempo di replicare che sentì un botto: la scopa si era spezzata in due e Paron Biasio si ritrovò con metà manico in una mano e il troncone di saggina nell'altra. Chiunque si sarebbe fermato, ma Paron Biasio, testardo com'era, getto il manico e riprese a scopare con quel che rimaneva. Un secondo botto ridusse ulteriormente in due la scopa senza far desistere il riccone dal raccattare ogni chicco disperso con la schiena sempre più piegata. Seguì un terzo fortissimo botto che fece accorrere al molino tutto il paese.
I curiosi trovarono Paron Biasio con la schiena piegata in due che continuava a spazzare il pavimento con un moncherino di scopa in mano, borbottando:
"non gliel'ho azzazzato io il marito".
Quando ebbe raccolto anche l'ultimo chicco, l'avaro si rese conto che non riusciva a drizzare la schiena. Provò a tirarsi su sorreggendosi allo stipite della porta, ma fu tutto inutile. Cercarono di aiutarlo anche tre uomini molto robusti, senza alcun esito: Paron Biasio era rimasto piegato in due, con la testa vicina alle ginocchia e le mani ai piedi.
Ci fu chi parlò di "colpo di strega" e i medici diagnosticarono una lombosciatalgia acuta. Ma dopo un paio d'anni la situazione era rimasta immutata.
Il parroco di Dolo, don Alfredo, quando andava a trovarlo gli urlava negli orecchi:
"Pentiti Paron Biasio, pentiti del tuo peccato"
ma egli ribatteva:
"Di che cosa mi devo pentire? Ho forse rubato qualcosa a qualcuno?"
Anche don Alfredo non sapeva che dire!

Vent'anni dopo Paron Biasio si ammalò gravemente e al suo capezzale andò don Alfredo che lo invitò a pentirsi del vecchio peccato, almeno in punto di morte.
Con un filo di voce Paron Biasio chiede al prete di avvicinrsi e questi pensò fosse arrivato il momento auspicato.
"Tanti anni fa - sussurrò il morente- andai al molino di Dolo a portare il grano..."
"Bravo, continua" gli disse don Alfredo
"Ogni sera veniva al molino una vedova che raccoglieva tutto il grano rimasto a terra..."
"Che Dio ti benedica. Continua"
"Anche la sera prima che arrivassi era venuta a raccogliere il grano perchè la mattina seguente non trovai per terra nemmeno un chicco..."
"E allora? Chiese don Alfredo
"Allora - rantolò con l'ultima voce che gli era rimasta Paron Biasio - i chicchi che raccolsi la sera erano tutti miei! Dal primo all'ultimo! Tutti miei, dal primo all'ultimo!"

Nessuna lacrima fu versata sulla bara triangolare di Paron Biasio.
Da allora in poi, ogni sera sul pavimento di trachite dei molini di Dolo si poteva trovare sempre del grano.
Alcuni dicono che i contadini, forse ricordandosi di quel che successo a paron Biasio, si lasciavano sfuggire di mano intere manciate di grano.
Altri riferiscono di aver visto con i propri occhi i chicchi schizzare fuori da soli dai sacchi e saltar su dai buratti e dai setacci, rimbalzar come grilli su cinghie e ingranaggi per poi depositarsi dolcemente sul pavimento. Comunque siano andate le cose, resta il fatto che da allora in poi il grano a Dolo  non mancò più a nessuno. E sul pavimento c'era quanto bastava per sfamare i poveri del paese.
Sembra siano stati proprio questi ultimi, in ringraziamento del miracolo accaduto, a costruire un rudimentale tabernacolo e a sistemarlo sulla porta d'ingresso del molino assieme al famoso moncherino di scopa sul quale si era accanito Paron Biasio, da quel giorno conosciuto come il "Gobbo dei molini".

NOTA: Non esistono prove che questa leggenda abbia un fondamento di verità. Occorre però ricordare che, in occasione dei recenti restauri, è stato recuperato un piccolo, grazioso tabernacolo costruito in modo approssimativo in legno d'abete. Vicino ad esso è stata trovata una  vecchia scopa, con il manico spezzato quasi all'attaccatura degli steli di saggina.
Entrambi si trovano ora sopra l'ingresso dei molini di Dolo.

Fonte: depliant Pro loco Dolo - Festival del mistero - (festa della Madonna della salute)

mercoledì 17 novembre 2010

Il sapere è un bene comune

"Il sapere è un bene comune
riprendiamoci il futuro"

Recitava così oggi uno striscione del corteo degli studenti a Padova .
Oggi, in tutt'Italia, sciopero di protesta contro i tagli all'istruzione e alla ricerca.
Calano i laureati, le scuole sono nel caos, i ricercatori si sentono traditi ed abbandonati. Non ci sono prospettive per il futuro. Il paese è più debole: non c'è crescita se manca la cultura.
Lo studio è un diritto, difendiamolo.
I tagli alla scuola sono il peggior errore che un governo possa commettere.
Perchè non c'è questa presa di coscienza?

Jim Morrison: il volo della mente

                                                 

"Il volo della mente:
 incessante, instancabile, senza meta e senza confini, senza vertigini, e maestoso come..."
Jim Morrison

Maestoso come la montagna più alta ed irraggiungibile
come la stella più brillante
come il mare più sconfinato
Lu

martedì 16 novembre 2010

Vieni via con me - seconda puntata



Dieci e lode a Bersani. Non cambierei una virgola di ciò che ha letto.
Mi ha un pò deluso Fini: mi aspettavo un discorso più incisivo da parte sua, mi è parso invece fiacco. Che sia stato l'effetto post-dimissioni?

E per finire l'esilarante Antonio Albanese

lunedì 15 novembre 2010

Alla ricerca di senso




Qualcuno oggi ha chiesto: "Perchè il volontariato?"
La risposta è uscita da sola, senza che ci riflettessi un attimo:
"Devo dare un senso alla mia giornata, al mio vivere..."

domenica 14 novembre 2010