il molino di Dolo
di Giovanni Untemgergher
La leggenda del gobbo dei molini di Dolo
Il mugnaio dei molini di Dolo era davvero un brav'uomo, onesto, generoso, e tutti quelli che lo conoscevano lo stimavano e gli volevano bene.
Nel paese viveva anche una giovane vedova che non riusciva a sfamare i due figli. Una sera la vedova disperata si recò al molino, bussò alla porta e quando il mugnaio le aprì lo implorò:
"Per favore, dammi un pò di grano: i miei figli stanno morendo di fame."
"Mi dispiace - rispose il mugnaio-ma questo grano non è mio; io non posso rubarlo ai clienti. Però-aggiunse impietosito-posso aiutarti ugualmente. Ogni sera, finito il lavoro, c'è sempre del grano per terra che nessuno raccoglie. Se verrai dopo la chiusura, troverai una scopa nascosta dietro il portone d'ingresso e con quella racoglierai il grano per terra che sarà tuo."
La vedova lo ringraziò e così fece venendo ogni sera ai molini dopo il tramonto.
Una mattina arrivò ai molini Paron Biasio con due carri stracarichi del grano delle sue terre.
Avaro ed egoista com'era non si fidava del mugnaio, nè dei suoi contadini e veniva di persona tutti gli anni a portare i suoi sacchi e a controllare che nessuno lo imbrogliasse.
Per tutto il giorno le macine del molino lavorarono senza sosta per Paron Biasio. Alla sera un bel pò di grano era rimasto per terra e poichè si era fatto più tardi del solito, la povera vedova era già in attesa fuori dalla porta. Se ne stava in disparte, seminascosta nell'ombra sotto il tabernacolo del Cristo che da secoli guardava uscire le acque del Brenta sotto il ponte dei molini. Mentre aspettava, la vedova notò che c'erano pochi fiori sul tabernacolo e pensò che fosse un buon segno e che i contadini, non temendo carestia, non avrebbero badato ai chicchi di grano caduti per terra.
Ma questo non valeva per Paron Biasio che per nessuna ragione al mondo avrebbe regalato nulla a nessuno.
E infatti, quella sera, finito il lavoro e notata la scopa dietro la porta, raccolse meticolosamente il grano caduto per terra.
Come lo vide, il mugnaio gli sussurro all'orecchio:
"Paron Biasio, mi perdoni, ma quella scopa è della vedova di Dolo che viene qui ogni sera e con il grano abbandonato sfama i suoi figli"
"Perchè deve raccogliere il mio grano? Non gliel'ho ammazzato io il marito" rispose Paron Biasio spazzando con maggiore foga di prima. Il mugnaio non ebbe nemmeno il tempo di replicare che sentì un botto: la scopa si era spezzata in due e Paron Biasio si ritrovò con metà manico in una mano e il troncone di saggina nell'altra. Chiunque si sarebbe fermato, ma Paron Biasio, testardo com'era, getto il manico e riprese a scopare con quel che rimaneva. Un secondo botto ridusse ulteriormente in due la scopa senza far desistere il riccone dal raccattare ogni chicco disperso con la schiena sempre più piegata. Seguì un terzo fortissimo botto che fece accorrere al molino tutto il paese.
I curiosi trovarono Paron Biasio con la schiena piegata in due che continuava a spazzare il pavimento con un moncherino di scopa in mano, borbottando:
"non gliel'ho azzazzato io il marito".
Quando ebbe raccolto anche l'ultimo chicco, l'avaro si rese conto che non riusciva a drizzare la schiena. Provò a tirarsi su sorreggendosi allo stipite della porta, ma fu tutto inutile. Cercarono di aiutarlo anche tre uomini molto robusti, senza alcun esito: Paron Biasio era rimasto piegato in due, con la testa vicina alle ginocchia e le mani ai piedi.
Ci fu chi parlò di "colpo di strega" e i medici diagnosticarono una lombosciatalgia acuta. Ma dopo un paio d'anni la situazione era rimasta immutata.
Il parroco di Dolo, don Alfredo, quando andava a trovarlo gli urlava negli orecchi:
"Pentiti Paron Biasio, pentiti del tuo peccato"
ma egli ribatteva:
"Di che cosa mi devo pentire? Ho forse rubato qualcosa a qualcuno?"
Anche don Alfredo non sapeva che dire!
Vent'anni dopo Paron Biasio si ammalò gravemente e al suo capezzale andò don Alfredo che lo invitò a pentirsi del vecchio peccato, almeno in punto di morte.
Con un filo di voce Paron Biasio chiede al prete di avvicinrsi e questi pensò fosse arrivato il momento auspicato.
"Tanti anni fa - sussurrò il morente- andai al molino di Dolo a portare il grano..."
"Bravo, continua" gli disse don Alfredo
"Ogni sera veniva al molino una vedova che raccoglieva tutto il grano rimasto a terra..."
"Che Dio ti benedica. Continua"
"Anche la sera prima che arrivassi era venuta a raccogliere il grano perchè la mattina seguente non trovai per terra nemmeno un chicco..."
"E allora? Chiese don Alfredo
"Allora - rantolò con l'ultima voce che gli era rimasta Paron Biasio - i chicchi che raccolsi la sera erano tutti miei! Dal primo all'ultimo! Tutti miei, dal primo all'ultimo!"
Nessuna lacrima fu versata sulla bara triangolare di Paron Biasio.
Da allora in poi, ogni sera sul pavimento di trachite dei molini di Dolo si poteva trovare sempre del grano.
Alcuni dicono che i contadini, forse ricordandosi di quel che successo a paron Biasio, si lasciavano sfuggire di mano intere manciate di grano.
Altri riferiscono di aver visto con i propri occhi i chicchi schizzare fuori da soli dai sacchi e saltar su dai buratti e dai setacci, rimbalzar come grilli su cinghie e ingranaggi per poi depositarsi dolcemente sul pavimento. Comunque siano andate le cose, resta il fatto che da allora in poi il grano a Dolo non mancò più a nessuno. E sul pavimento c'era quanto bastava per sfamare i poveri del paese.
Sembra siano stati proprio questi ultimi, in ringraziamento del miracolo accaduto, a costruire un rudimentale tabernacolo e a sistemarlo sulla porta d'ingresso del molino assieme al famoso moncherino di scopa sul quale si era accanito Paron Biasio, da quel giorno conosciuto come il "Gobbo dei molini".
NOTA: Non esistono prove che questa leggenda abbia un fondamento di verità. Occorre però ricordare che, in occasione dei recenti restauri, è stato recuperato un piccolo, grazioso tabernacolo costruito in modo approssimativo in legno d'abete. Vicino ad esso è stata trovata una vecchia scopa, con il manico spezzato quasi all'attaccatura degli steli di saggina.
Entrambi si trovano ora sopra l'ingresso dei molini di Dolo.
Fonte: depliant Pro loco Dolo - Festival del mistero - (festa della Madonna della salute)
che bella leggenda...grazie. Baci
RispondiEliminaMa che bellaaaa!
RispondiEliminaChe patrimonio culturale irrinunciabile sono le leggende.
Deve essere un luogo suggestivo. Spero di potere presto ricominciare a fare qualche giretto e visitare questo ed altri luoghi pieni di storia e storie.
Bella storia, riscalda...
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