giovedì 17 dicembre 2009

C'era una volta...ultima parte


Era una grande festa da pregustare lentamente nell'attesa della partenza. Il giorno predestinato poteva essere il 23 o la vigilia di Natale. Dipendeva dalle ferie di papà e da come riusciva a delegare i vari impegni per concedersi qualche giorno d'assenza. E comunque, il giorno stabilito si partiva molto presto pregando di non incontrare le nebbie o la neve che spesso comparivano a complicare le cose. Non ho un buon ricordo del tempo meteorologico del periodo. Arrivavamo in Lombardia spesso accompagnati da cielo grigio che era capace di stabilizzarsi per tutta la vacanza. Non ho mai capito se quella capa fosse colpa dell'inquinamento o se fosse frutto di stagione. Certo che l'aria che respiravamo appena arrivati era ben diversa da quella a cui eravamo abituati. Comunque, la felicità di vedere nonni, zii e cugini era talmente grande che tutto passava in secondo piano.

Nel giorno della vigilia, nonna preparava brodo con i cappelletti e il capitone in umido. Noi ragazzi, in realtà, non eravamo troppo entusiasti del capitone, ma mio padre ne diventava matto. Mia madre perpetua ancora la tradizione tutti gli anni. Al pranzo di Natale, io e mio fratello eravamo soliti mettere la letterina dei buoni propositi sotto il piatto di papà. Ricordo la timidezza mista ad un po' di vergogna quando la leggeva ad alta voce davanti a tutti. Non era un'abitudine quotidiana mostrare del tenero sentimentalismo nei nostri rapporti: l'educazione era severa, di tutt'altro genere di quella a cui siamo abituati oggi. Perciò l'imbarazzo era tanto. Ma almeno quel giorno, sentivamo quasi un obbligo il dover promettere che saremmo diventati più buoni ed ubbidienti. Naturalmente quelli erano propositi che duravano la bellezza del pranzo poi, neanche a dirlo, il comportamento tornava quello di sempre. Natale riuniva anche gli zii che vivevano fuori casa perchè ormai sposati. Così, capitava che in cucina ci trovassimo più di venti. Il pomeriggio gli uomini giocavano a carte e le donne se la raccontavano. Io e mio fratello, con diversi cugini più o meno della stessa età, giocavamo per conto nostro. Che caos! Ma anche una grande gioia. Ripenso a quel tempo con grande nostalgia.
Uno degli ultimi Natali prima che morisse, nonna regalò a me personalmente un piccolo presepe con tanto di lucina che illumina la Santa Famiglia.
Quel presepe lo possiedo ancora.
Inutile dire che mi è molto caro.

8 commenti:

  1. la grande famiglia....era anche tanto amore!

    RispondiElimina
  2. Angioletto, i ricordi belli accarezzano il cuore, hai ragione
    e hanno la loro magia.
    Ci riportano indietro nel tempo rimandandoci le immagini di come eravamo e di chi forse non c'è più.
    Ma che continueranno a vivere con noi e dentro di noi.

    Anche da noi a Natale il capitone è una tradizione,anche se non piace quasi a nessuno,lo frigo, lo metto in un barattolo di vetro, e lo condisco con aglio, aceto che toglie il grasso e le foglie di lauro e cosi si mantiene per parechi giorni e solo cosi viene consumato.

    Un abbraccio a te e ai tuoi bellissimi ricordi tutti amorevoli, amore che nasceva dai cuori semplici.

    RispondiElimina
  3. La vecchia tradizione e la famiglia,il mix giusto per il Natale.Ti auguro una buona serata ,saluti a presto.

    RispondiElimina
  4. Non c'è periodo più favorevole del Natale, per dar vita ai nostri ricordi: spesso, specie quando si arriva alla mia età, sono ricordi velati di tristezza,ma comunque belli.
    Scusa se sono stata poco presente: stasera mi sono imposta di girare un po' tra gli amici.
    Un abbraccio e buonanotte.

    RispondiElimina
  5. Rosy, i nonni non ci sono più ma il loro ricodo è sempre vivo. Ora la festa si celebra con i genitori continuando la tradizione, anche del capitone.
    Curiosa la ricetta che proponi, immagino sia anche molto saporita!

    Ricambio l'abbraccio e ti auguro buona giornata!!

    Ciao cavaliere, buon sabato anche a te!

    Paola, passa quando vuoi. Sei sempre la benvenuta. Un abbraccio e felice fine settimana

    RispondiElimina
  6. La tenerezza che ispirano questi tuoi racconti dei tempi belli di una volta fa ritornare anche me ai tanti Natali trascorsi in famiglia, soprattutto quelli di quando ero ancora un ragazzino.
    Non fa mai male rammentare quelle affollate riunioni familiari.

    RispondiElimina
  7. Racconto molto tenero ed intimo, Angelo.
    Senza aver letto qui anch'io ho scritto della letterina sotto il piatto.
    Se i ricordi sono belli, diventano nostalgia e non rimpianto.

    RispondiElimina

Chiunque può lasciare un messaggio purchè decoroso e non offensivo