giovedì 3 maggio 2012

Tu di che massa sei?


Ecco la citazione, giusto per confermare il concetto:

"Ci sono definizioni diverse per il processo con il quale un individuo si confonde nella massa o accetta di consegnarle parti di sé. E siccome noi siamo uomini di letteratura, ne sceglierò una conforme ai nostri interessi. Ho l'impressione che ci trasformiamo in «massa» nel momento in cui rinunciamo a pensare, a elaborare le cose secondo un nostro lessico, e accettiamo automaticamente e senza critiche espressioni terminologiche e un linguaggio dettatoci da altri. Io mi trasformo in «massa» quando cesso di formulare con le mie parole compromessi e scelte morali che sono disposto a compiere.
 David Grossman, da Raccontare una storia per salvare gli uomini, (traduzione di Alessandra Shomroni, la Repubblica, 5 settembre 2007 ) "
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Bene, ora che ho evidenziato questo pensiero, mi autodenuncio, mio malgrado, come facente parte della "massa". Anche se, quella parte di me che ho accettato di consegnare al " mucchio" suggerisce un tentativo di ribellione. L'omologazione finisce per soffocare la parte più vera di noi stessi. Ne vale davvero la pena? Direi proprio di no. Varcati i cinquanta anni rivendico il diritto di dire la mia a modo mio. E se non vengo intesa nella mia vera essenza - pur banale, non ho pretese-
il meglio soli che male accompagnati vale sempre. Saluti.

8 commenti:

  1. Tutti più o meno facciamo parte della massa a meno che non ci trasformiamo in eccentrici bastian contrari (il che è pure una forma di omologazione)
    La cosa importante è comunque ragionare con la propria testa e non omologarsi completamente al livello più basso della massa: quella che segue gli altri anche se finiscono dentro ad un burrone.

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  2. Hai ragione! Ho sempre cercato di essere "egregia",ovvero, come dice l'etimologia della parola, che esce dal gregge. ad esempio, ho resistito all'uso delle parolacce e cerco sempre di dire quello che penso, ma solo dopo averlo realmente pensato. Oggi è molto difficile, ma, come dici tu, meglio soli che male accompagnati!

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    1. Con un pò di buona volontà ce la si può fare :) ciao

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  3. la penso come te e a 65 anni sono enormemente più critico nei confronti dei pecoroni che demandano sempre e tutto ad altri in massa.

    belli sti antichi "trabocchi" noi ne abbiamo di ristrutturati nelle zone di San Vito Chietino...

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    1. Non sono proprio antichi in realtà, anzi. Sono vere e proprie recenti strutture in piena funzione, completamente arredati in maniera confortevole all'interno. Si pesca con la "bilancia"

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  4. Basta superare i trenta per rivendicare il diritto di poter pensare e dire quello che si vuole. Concordo con la tua conclusione, è giusto così.

    Buona giornata cara!

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    1. In realtà non credo esistano limiti d'età nell'esprimere liberamente il proprio pensiero QUANDO SI HANNO LE IDEE MOOOLTO chiare in testa. :)
      buon fine settimana a te, ciao

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