Ecco la citazione, giusto per confermare il concetto:
"Ci sono definizioni diverse per il
processo con il quale un individuo si confonde nella massa o accetta
di consegnarle parti di sé. E siccome noi siamo uomini di
letteratura, ne sceglierò una conforme ai nostri interessi. Ho
l'impressione che ci trasformiamo in «massa» nel momento in cui
rinunciamo a pensare, a elaborare le cose secondo un nostro lessico,
e accettiamo automaticamente e senza critiche espressioni
terminologiche e un linguaggio dettatoci da altri. Io mi trasformo in
«massa» quando cesso di formulare con le mie parole compromessi e
scelte morali che sono disposto a compiere.
David Grossman, da Raccontare una storia per salvare gli uomini, (traduzione di Alessandra Shomroni, la Repubblica, 5 settembre 2007 ) "
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David Grossman, da Raccontare una storia per salvare gli uomini, (traduzione di Alessandra Shomroni, la Repubblica, 5 settembre 2007 ) "
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Bene, ora che ho evidenziato questo pensiero, mi autodenuncio, mio malgrado, come facente parte della "massa". Anche se, quella parte di me che ho accettato di consegnare al " mucchio" suggerisce un tentativo di ribellione.
L'omologazione finisce per soffocare la parte più vera di noi stessi. Ne vale davvero la pena? Direi proprio di no. Varcati i cinquanta anni rivendico il diritto di dire la mia a modo mio. E se non vengo intesa nella mia vera essenza - pur banale, non ho pretese-
il meglio soli che male accompagnati
vale sempre. Saluti.











