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sabato 6 febbraio 2010

Il nostro arcobaleno

dal web


Di Paolo Mosca

“Il sale della vita”

“L'arte è dentro di noi: Colori, musica, poesie:
ci sembrano mondi astratti. Ma in realtà popolano il nostro io, ci aiutano a superare le difficoltà pratiche dell'esistenza, a ritrovare ogni volta la molla per rinascere. Chi di noi, da bambino, non ha colorato un foglio con cielo e nuvole, prati e fiori? Prima delle favole abbiamo inventato tutti un arcobaleno solo nostro.
Poi la vita, con i suoi appuntamenti inesorabili, e la società che ci chiede i documenti: chi siamo e quale ruolo vogliamo giocare. L'importante è che abbandoniamo i sogni impossibili: il nostro arcobaleno. (...)”

E' il prezzo che ci  viene chiesto per diventare adulti.
Io però non voglio rinunciare a quell'arcobaleno. 
Ho bisogno che la mia vita sia colorata con tutti i suoi colori.

martedì 19 gennaio 2010

Omaggio a Dino Buzzati



"E' noto che il colonnello Sebastiano Procolo venne a stabilirsi in Valle di Fondo nella primavera del 1925. Lo zio Antonio Morro, morendo, gli aveva lasciato parte di una grandissima tenuta boschiva a dieci chilometri dal paese (...)".

 Inizia  così "Il segreto del bosco vecchio" di Dino Buzzati, un racconto che amo particolarmente e che mi piace qui ricordare. Nel 1993 Ermanno Olmi ne ha tratto un film dove Paolo Villaggio interpreta  magistralmente Sebastiano Procolo, il protagonista principale della storia. Il film è stato girato nella zona dolomitica tra Auronzo ed il Passo Tre Croci, un luogo che vale la pena visitare almeno una volta perchè di suggestiva bellezza.

" Piacquemi, in quel di fondo, pascere la mia  vista di una mirabile visione; visitai una ricca foresta che quegli alpigiani denominano Bosco Vecchio, singolare per l'altezza dei fusti, superanti di gran lunga il campanile di San Calimero. Come io ebbi a notare, quelle piante sono la dimora dei geni, quali trovansi anche in boschi di altre regioni. Gli abitanti, a cui chiesi notizia, pareano ignari. Credo che in ogni tronco sia un genio, che di raro ne sorte in forma di animale o di uomo. Sono esserei semplici e benigni, incapaci di insidiare l'uomo. (...)


giovedì 14 gennaio 2010

Il fabbricante di sogni, di Andrew Crofts





L'ho finito ieri. E mi ha commosso perchè storia vera. Un libro da leggere per comprendere meglio certe realtà.

Quella di Iqbal è una storia di speranza, una storia intensa che tutti devono conoscere
The New York Times

Iqbal è il protagonista: un ragazzino pakistano ridotto in schiavitù sin dall'età di quattro anni per pagare i debiti della famiglia.
“Sin dal primo giorno divenne una consuetudine essere prelevato di casa il mattino presto e rincasare a tarda sera. Il lavoro alla fabbrica consisteva nell'accucciarsi davanti ad un telaio e farci passare i fili nel modo più veloce e accurato consentito dalle piccole dita. Avrebbe creato quei disegni complessi che rendevano i tappeti pakistani così desiderabili, tirando i nodi talmente forte che non si sarebbero mai sciolti, per quanti anni fossero rimasti stesi sui pavimenti dei clienti.” (...)
Passa sei anni della sua vita incatenato ad un telaio, giornate intere passate senza staccare gli occhi dal lavoro, sottomesso e minacciato da persone violente e senza scrupoli. Iqbal comprende che deve far qualcosa per cambiare la sua vita e decide per la fuga. Dopo il primo tentativo fallito miseramente, il ragazzino riesce nell'intento e, una volta libero, con l'aiuto di Ehsan, inizia la sua battaglia per far sapere al mondo della schiavitù dei bambini in Pakistan. Inoltre, cosa non meno importante, lotterà personalmente per liberare tanti ragazzini prigionieri e vittime di padroni sfruttatori, diventando per tutti un simbolo di speranza.

Andrew Crofts ha conosciuto la storia di Iqbal da Ehsan, la persona che si era presa cura di lui. Ne è rimasto talmente colpito da voler scrivere un libro: “Una storia commovente e tragica di un bambino che non si è arreso mai... Un piccolo fabbricante di tappeti che è diventato un fabbricante di sogni, l'emblema di una lotta e di una speranza per milioni di bambini: in qualche modo, è stata semplicemente la sua storia a farne un mito


venerdì 25 dicembre 2009

Tu sarai diverso



In nome della madre s'inaugura la vita

Erri De Luca

“Com'è che non hai pianto, com'è che non piangi?
Non puoi, sei forse muto?
Meglio sarebbe, saresti in salvo, si dà troppa importanza alle parole,
succede che costringono all'esilio, alle prigioni, o peggio.
Portano peso eppure sono fiato.
Guarda come va su quello della nostra asina e quello del bue
che ci ospita è più forte e sale più veloce.
Pure il nostro, lo vedi? Soffio e va su.
E le parole no, una volta uscite mettono fuori il peso.
Quelle di un annuncio ti hanno portato a me,
quelle di un profeta danno ordini al futuro.
Ma no che non sei muto e nemmeno stupito di star fuori di me.
Muta ero io davanti all'angelo, muta ero io.
Invece tu, figlio di un vento di parole addosso a me
sarai un vaso di frasi.
Sarai diverso, ma senza esagerare,
com'è diverso un fiocco di neve da un altro,
un'oliva dall'altra.
Basta poco da noi a finire esclusi:
un'opinione su un articolo di legge,
sull'amore,
come il nostro Iosef che è stato messo al bando
in mezzo al popolo per proteggere noi.
Tu sei diverso già da ora
e neanche è trascorsa un'ora tua.
Mi fa paura che non piangi, figlio.” (...)

In nome della madreErri De Luca

BUON NATALE!

giovedì 24 dicembre 2009

Attesa



“Ce la farò, qui starò benissimo. Hai trovato un posto adatto, caldo e tranquillo.

Ce la farò Iosef, sono donna per questo.
All'alba ti metterò sulle ginocchia Ieshu.”
I dolori erano cominciati. Iosef sistemò della paglia sulle pietre asciutte, ci stese sopra una coperta e le pelli.
Gli chiesi il coltello e un bacile d'acqua. Mi sdraiai.
Batteva più violento il cuore, i colpi bussavano alle tempie, da chiudere gli occhi.
Nessuno intorno, la piccola stalla era fuori nei campi.
Una luce calava da un'apertura del tetto di canne e di rami.
Era lei, la cometa, appesa in cielo come una lanterna.

In nome della madreErri De Luca

mercoledì 30 settembre 2009

E quando non saprai dove e se.



"E quando poi davanti a te si apriranno tante strade e non saprai quale prendere, non imboccarne una a caso, ma siediti e aspetta. Respira con la profondità fiduciosa con cui hai respirato il giorno in cui sei venuta al mondo, senza farti distrarre da nulla, aspetta e aspetta ancora. Stai ferma, in silenzio, e ascolta il tuo cuore. Quando poi ti parla, alzati e va dove lui ti porta."


              Tratto da “Va dove ti porta il cuore”
              di Susanna Tamaro

venerdì 17 luglio 2009

Sull'amore



..."Il potente non sa amare; l'uomo di ferro è freddo, sa avvolgere e legare per sottomettere, per schiavizzare. Senza paura non c'è amore e il potente fa paura. Analogamente a Narciso, che crede di essere meglio di tutti, e per questo evita di confrontarsi con chiunque; percepisce attorno solo lo sguardo ammirato di chi incontra, non la presenza dell'altro come possibile parte di sé.


Io sono tanto fragile da pensare sempre all'amore, nelle sue varie specificazioni, e sento la voglia di essere amato per poter amare: un circolo virtuoso per cui la voglia di amare coincide soltanto con l'essere amato: due fragilità si uniscono e si fanno forza dentro il segreto, nel mistero dell'amore.


Assieme all'amore esistono l'amicizia, la simpatia, la solidarietà: volti certo minori che però ne contengono l'essenza, il bisogno dell'altro. La mia fragilità significa che ho bisogno dell'altro: di lei che si faccia parte di me senza confini e distinzioni, di chi mi possa aiutare con la voglia di mostrarsi amico poiché sa che io sento la voglia di esserlo per lui.Se l'amore è una presenza continua e intensa, ut unum sint, l'amicizia è un amore disperso che ha un momento in cui viene vissuto intensamente, ma lascia spazi di vuoto in cui non si è, ma si è pronti a essere. Un'assenza che può farsi presenza se l'amico chiama. C'è poi la solidarietà che è l'interesse per tutti coloro che hanno bisogno di te poiché tu puoi avere in certi momenti bisogno di chi non conosci, di chi non ha nome, ma è semplicemente un uomo come te. Un nessuno che sa fare quello che tu vorresti fare per lui."...


Vittorino Andreoli.

sabato 30 maggio 2009

e fu la luce

E' straordinario
il fascino
di una candela accesa.
Trema, sembra spegnersi
e invece
continua a vivere.
Certo, basta
un soffio di vento.

di V. Andreoli "E la luna darà ancora luce"

giovedì 2 aprile 2009

Niccolò Ammaniti, "Ti prendo e ti porto via"


Qualche tempo fa una mia amica mi ha suggerito questo libro: " Ti prendo e ti porto via” di Niccolò Ammaniti.
“ Il racconto ti piacerà sicuramente: è una storia fresca, scorrevole da leggere, vedrai. A me è piaciuto” Mi ha detto.
Il libro l'ho finito ieri sera e devo dar ragione a chi me l'ha consigliato. La storia di Pietro, che s'incrocia poi con quella di Graziano Biglia, è una vicenda che avvince e t' invoglia a leggere per conoscerne il seguito. Pietro è un ragazzo che frequenta la scuola media, solitamente diligente, finchè un giorno...E' anche innamorato di Gloria, una coetanea figlia di una famiglia borghese così diversa da quella di Pietro che invece ha un sacco di problemi. Gloria ricambia l'amicizia e i due si frequentano molto assiduamente. Pietro viene bocciato e da lì la storia ci riporta indietro di sei mesi per raccontarci le vicende di quell'anno scolastico. A questo punto s'inserisce anche il racconto di Graziano, un playboy che si rileva essere mai cresciuto, che ritorna al suo paese d'origine, Ischiano Scalo. Qui per uno strano scherzo del destino s'innamorerà di Flora Palmieri, insegnante di Pietro. La storia d'amore fra i due finirà tristemente, tanto che la donna arriverà ad impazzire per la perdita dell'amato. Pietro, a questo punto assume una parte tragica :accidentalmente uccide l'insegnante e finisce in un istituto perchè confessa il delitto. Lo ritroviamo sei anni dopo che scrive una lettera a Gloria dove spiega le motivazioni della sua confessione: era stato spinto a farlo per il desiderio di riscattarsi ed uscire dal degrado del suo mondo, era stata la speranza ad aver diritto ad un futuro migliore.


Bello! Ho scoperto Ammaniti che non conoscevo ed è stata una bella rivelazione.

sabato 14 febbraio 2009

La solitudine dei numeri primi

Ieri sera ho finito di leggere questo romanzo di Paolo Giordano: “La solitudine dei numeri primi”, premio Strega” 2008.

Impressioni a caldo.
Onestamente pensavo che il libro, essendo anche vincitore di un premio letterario, riservasse altre emozioni.
Mi spiego meglio. Il libro è scritto bene ma la storia non ti coinvolge più di tanto. Il racconto è lento, non cattura. Mentre leggi, ti aspetti che l'autore scavi di più in quei sentimenti tormentati che associano i due protagonisti. Invece niente. Rimani deluso dal ritmo delle vicende. La storia di Alice e Mattia è accomunata dalla loro sofferenza interiore e il loro rifiuto di vivere. Al di là di questo hanno la loro solitudine, l'incapacità di comunicare che li divide inesorabilmente.

Mi chiedo: quante persone vivono storie simili a questa nella nostra società, dove il comunicare le proprie fragilità è sempre difficile, se non impossibile?

sabato 9 agosto 2008

Randy Pausch

Lo scorso giugno ho comprato un libro incuriosita dal titolo: L’ultima lezione : La vita spiegata da un uomo che muore, di Randy Pausch con Jeffrey Zaslow.

Appena letta la sua biografia, mi sono subito chiesta: come riesce un uomo ancora così giovane ad avere questo straordinario coraggio nell’affrontare consapevolmente la morte? Qual è la sua filosofia, quali sono le sue motivazioni nell’accettare serenamente la cosa? Ha dei bambini piccolissimi, una moglie che ama molto, una bella carriera, tanti amici…

Il libro è molto toccante e ricco di pensieri profondi: sono il risultato di una vita vissuta molto intensamente, nel senso più pieno. Inoltre, l’autore da alcuni suggerimenti che vale la pena considerare. Il video su YouTube, che trasmette per intero tutte le emozioni dell’ultima lezione tenuta da Pausch nella sua Università, è ancora più d’effetto. Da vedere sicuramente.

Oggi mi è casualmente capitato il libro tra le mani e ho voluto consultare internet per avere sue notizie. Ho scoperto che è morto il 25 luglio u.s., dopo avere lasciato numerose testimonianze della sua grandiosa forza . Che tristezza! Credo veramente che fosse un uomo straordinario e lo ringrazio per averci fatto partecipi della sua esperienza di vita.

giovedì 10 luglio 2008

" Gli uomini vengono da Marte le donne da Venere" di John Gray


Ecco un libro da leggere spensieratamente sotto l'ombrellone.... A me, è stato prestato da un'amica dopo che mi lamentavo per l'ennesima volta della difficoltà di comunicare con mio marito.

Caspita! Questo libro interpreta proprio una mia convinzione: uomo e donna arrivano da pianeti diversi, visto che spesso non riescono a capirsi perchè parlano" lingue" differenti.

Dell'argomento avevo già trattato in un vecchio post, ma torno volentieri sulla cosa.
L'autore del libro è un" terapeuta della famiglia" di fama internazionale, che tiene da trent'anni seminari sul tema...sembra che l'argomento interessi a parecchi...

Il punto focale è che esistono differenze tra i due sessi non solo fisiche, ma, per esempio, di percezione dei sentimenti, di bisogni emotivi e di metodi di comunicazione.

Ecco qualche traccia.

Nel libro lo scrittore ci fa notare che la lamentela che le donne esprimono con più frequenza nei confronti degli uomini è che essi " non ascoltano". Uhm...è vero, io mi lamento soprattutto di questo con la mia dolce metà!
"Gli uomini, invece, si lamentano più frequentemente nei confronti delle donne perchè queste cercano continuamente di cambiarli!" (... a dir la verità, ci ho rinunciato da un bel pò!...tanto non risolvo nulla...)

"Le donne sentono il bisogno di parlare dei propri sentimenti e non di vederli invalidati, ridicolizzati o banalizzati. Esse desiderano condividere le proprie emozioni e spesso per loro il denaro non soddisfa necessità emotive." ( mi chiedo se quest'ultima cosa sia vera per tutte, oggigiorno...)

"Gli uomini hanno bisogno spesso di solitudine" ( il mio, per esempio) , e ancora " Per le donne, la comunicazione e i rapporti interpersonali sono molto importanti per definire il proprio senso del sè. "E qui sono proprio d'accordo! Quest'affermazione vale per molte di noi e comunque, per me sicuramente.

Questi due mondi, il femminile ed il maschile intendo, sembrano così distanti ed inconciliabili dopo differenti considerazioni, ma l'autore del libro fornisce anche qualche suggerimento per superare le difficoltà di dialogo ed avvicinare le due parti.

A voi la scelta se leggerlo o meno.

sabato 29 marzo 2008

il cacciatore di aquiloni

Oggi ho comprato questo libro che tutti definiscono molto bello. Ho iniziato a leggere le prime pagine e già la lettura " cattura"!
Questa sera esce anche il film di cui si e parlato molto, mi piacerebbe andare a vederlo!