lunedì 17 novembre 2008

parliamo di Trekking

Come ho passato il fine-settimana?

Bene, grazie!
Sabato pomeriggio sono stata invitata da una coppia di amici ai festeggiamenti per i dieci anni dalla fondazione dell'associazione “Trekking Italia- sede di mestre-marghera” e ho passato tre orette in allegra compagnia al centro culturale Candiani di Mestre, dove l'evento ha avuto luogo.
Nei vari, interessanti interventi si è fatta un po' la storia dell'associazione che forse non è conosciuta da tutti.

Ecco qualche notizia in proposito.
"Trekking Italia " è un'associazione senza scopo di lucro, che si regge sul volontariato e sulla libera iniziativa dei suoi soci.
Nasce a Milano nel 1985 per proporre il trekking in tutte le sue forme, in Italia e all'estero. Attualmente si articola in un livello nazionale e in sette sedi regionali: Milano, Torino, Genova, Venezia (attiva dal 1998), Bologna, Firenze e Roma. Gli aderenti in Italia sono più di 5.000, mentre i soci della sede di Venezia sono oltre 300.

Di questa associazione mi piace soprattutto lo stile con cui opera che viene così descritto:

“Il trekking è di solito un percorso a piedi per sentieri e stradecon itinerari di vario tipo nella natura.Non si va solo in montagna, ma anche al mare, in collina, sul litorale, sul fiume, sul lago, in pianura e (perché no?) in città.

I percorsi possono anche essere lunghi, ripidi e faticosima senza pericoli. Bisogna perciò allenarsi un po', conoscere il proprio corpo ed essere in buone condizioni di salute e di integrità fisica.Non mancano però i percorsi facili e rilassantie in ogni caso:noi andiamo piano, al passo del più lento,lasciando correre chi vuol correre.Vogliamo che tutti arrivino alla meta: grandi, piccini, grassi, magri…Basta la buona volontà di camminare!”

Tra gli articoli dello statuto ecco quello che rivela il volto dell'associazione.

“L'Associazione ha lo scopo di promuovere il trekking in tutte le sue manifestazioni, quale mezzo per avvicinarsi, conoscere, rispettare, difendere la natura e l'ambiente anche nei suoi aspetti culturali. L'Associazione si propone quindi di educare a muoversi nella natura e nell'ambiente, a valutare e a valorizzare al meglio le proprie risorse fisiche e psicologiche, avvicinandosi ad uno stile di vita più semplice in cui risultino più immediati e spontanei i rapporti umani. L'Associazione persegue altresì lo scopo di mantenere i rapporti con etnie differenti, rispettarne la natura e le tradizioni ed approfondirne la conoscenza.”

Bella finalità, no?

Durante lo spettacolo sono state riportate testimonianze dei viaggi arricchite da foto, tutte molto belle e suggestive, devo dire! Inoltre tra i diversi interventi, c'è stato anche un inserto recitativo con una bravissima attrice che ha letto brani di M.Rigoni Stern, D.Buzzati ed alcune meravigliose poesie scritte da una socia. Il tutto con un sottofondo musicale di musiche rinascimentali per liuto.
Ed in chiusura...un brindisi con tutti, giusto per ribadire lo spirito del'associazione che viene così sottolineato nel sito ufficiale:

La filosofia del TrekkingTrek, vale a dire traccia, sentiero, percorso su tracce.Da cui Trekking, cioè l'andar per tracce e sentieri, percorrendoli e tracciandoli nel percorrerli (trekking, alla lettera, potrebbe anche voler dire "il tracciare").

Riproporre il senso del nome a cui ci ispiriamo, significa riscoprire la filosofia della nostra proposta.Le tracce indicano il cammino, ma non danno certezze, si cercano, si scoprono, si "tracciano" appunto e si cancellano. Le tracce sono leggere.

Per fare trekking bisogna muoversi soprattutto a piedi, ma non solo: con tutto ciò che proceda con lo stesso stile, leggero. Asfalto e motore a scoppio hanno al contrario lo stile opposto, uno stile pesante: certezze, ingombro, velocità (un po' come le piste da sci, già battute). Non sono un demonio, sia chiaro. Sono solo un mezzo per spostarsi da una traccia all'altra.E ancora. Il rischio per il rischio, l'agonismo e la competizione "contro" la natura, la difficoltà tecnica ripetuta, cercata e voluta, sulla neve, in roccia e sul fiume, in mare che sia, hanno anch'essi lo stile opposto al trekking: il narcisismo, la presunzione, la certezza, l'individualismo.

Non fanno per noi.

In che luoghi si può fare trekking, lasciando e cercando tracce e sentieri? Ovunque. Ovunque l'ambiente si presti ad essere ancora scoperto. Sui monti, in valle, in collina, in pianura, sulla costa, sull'isola, nella palude, sul fiume, nel bosco e nella prateria, nella città stessa, perché no?

Infatti l'ambiente è sintesi di natura e cultura: le tracce sono lasciate dall'uomo e il trekking cerca anche i segni dell'uomo: l'arte, il cibo, la casa, la festa, la fede.L'andar per tracce è anche andar per tappe.

E' un andare nomade.

Si pianta la tenda e la si spianta. Si trova un ricovero, un giaciglio e lo si lascia.
Quanto dura un percorso? Un mese, ma anche un giorno solo, un pomeriggio o mezz'ora soltanto, e noi soprattutto questi tempi brevi ci possiamo permettere. Ma non c'è limite, nel tempo.
Lo scegliamo noi.
Vicino o lontano? Vicino e lontano. In Nepal, in Patagonia, nel Sahara? Va bene, se volete. Ma anche e soprattutto fuori porta, dietro casa, sui nostri monti, sui nostri lidi o nella nostra nuova "casa" comune europea e nella nostra regione, di cui, a parte i soliti posti noti, si sa poco o nulla.

L'unica cosa certa è questa: il trekking ti forma sempre, insegna a conoscerti, a misurarti con i tuoi limiti, ti dà spazio per pensare e ti toglie i vecchi pensieri, ti riconduce all'essenziale, ti ripulisce da sovrastrutture e incrostazioni ampollose e formali, ti educa all'essere solidale e ti abitua a vivere semplicemente. Il che, tra l'altro, è un bene anche per le nostre tasche, che, con una spesa contenuta, possono abbordare quasi ogni luogo, vicino e lontano.”

Che dite. ci iscriviamo?

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