sabato 14 febbraio 2009

La solitudine dei numeri primi

Ieri sera ho finito di leggere questo romanzo di Paolo Giordano: “La solitudine dei numeri primi”, premio Strega” 2008.

Impressioni a caldo.
Onestamente pensavo che il libro, essendo anche vincitore di un premio letterario, riservasse altre emozioni.
Mi spiego meglio. Il libro è scritto bene ma la storia non ti coinvolge più di tanto. Il racconto è lento, non cattura. Mentre leggi, ti aspetti che l'autore scavi di più in quei sentimenti tormentati che associano i due protagonisti. Invece niente. Rimani deluso dal ritmo delle vicende. La storia di Alice e Mattia è accomunata dalla loro sofferenza interiore e il loro rifiuto di vivere. Al di là di questo hanno la loro solitudine, l'incapacità di comunicare che li divide inesorabilmente.

Mi chiedo: quante persone vivono storie simili a questa nella nostra società, dove il comunicare le proprie fragilità è sempre difficile, se non impossibile?

11 commenti:

  1. Sai, avevo un post pronto per questo libro. Condivido la lentezza ma non il resto. Devi ammettere che il nostro male è l'impossibilità di comunicare in modo profondo, non per nostra volontà ma per una serie di ragioni e di vicende che caratterizzano la nostra vita. I due protagonisti si amano ma non riusciranno mai a vivere questo amore per quei "fatti" all'inizio della loro vita. E se l'autore voleva trasmetterci questo senso profondo di solitudine, beh, c'è riuscito. Poi, devi ammettere, è scritto molto bene.

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  2. Ciao Serenella! Si è scritto bene, la lettura è scorrevole però mi sarei aspettata un'approfondimento maggiore. E la fine mi ha lasciato dell'amaro in bocca...

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  3. Ho letto anch'io questo libro, ben scritto, in uno stile asciutto che trasmette tutta la sofferenza e l'angoscia dei protagonisti, che non sono riusciti, in prima persona, a superare gli episodi traumatici che hanno segnato la loro infanzia e non sono stati aiutati dalle loro famiglie, chiuse l'una nel dolore e l'altra nell'indifferenza ... è un libro che fa riflettere e non è da lieto fine, ma anche a me ha lasciato l'amaro in bocca.

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  4. Quel libro me l'ha prestato mio figlio dopo che lui, mia nuora e la loro figlia più grande,l'avevano letto. Non ho chiesto nè di che si trattava nè il loro parere. E' una cosa che evito di fare ogni volta che mi porta qualcosa da leggere. E' un bel libro ma....? Effettivamente non era quello che m'aspettavo.

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  5. Un saluto Monticiano. Grazie di essere passato. Buona domenica!

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  6. E' difficile comunicare le proprie fragilità!

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  7. avere il coragggio non solo di comunicare ma anche di andare a fondo nel proprio intimo, scavare per essere onesti almeno con se stessi e cercare di capire...
    non credo che lo leggero' il libro.
    grazie angelo azzurro
    godi la tua domenica

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  8. X Stella . Concordo sulla difficoltà...

    X Saba. Considero la ricerca personale ed intima una necessità quotidiana...
    Buona giornata a te!

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  9. Purtroppo i libri molto pubblicizzati e blasonati spesso deludono. Effettivamente la storia ha un ritmo molto lento, e se posso permettermi, cavalca l'onda della "Moccia mania", anche se in chiave più malinconica e tormentata.

    See ya

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  10. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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