Durante una delle ultime lezioni al corso d'inglese, l'insegnante ha proposto un argomento a parer mio molto interessante su cui discutere.
In fondo, si sa sempre così poco della terra d'Africa. Pare che quel grande continente faccia quasi parte di un altro mondo tanto quella realtà è così distante da noi.
Parliamo di Kibera.
Kibera è uno slum (baraccopoli)della città di Nairobi, Kenya. È composta da dodici villaggi, per una popolazione totale di circa 1 milione di abitanti (un quarto della popolazione di Nairobi), ed è una delle baraccopoli più popolose di tutta l' Africa.
Data l'estrema povertà dell'insediamento, le condizioni igieniche sono critiche. ( notizie da Wikipedia). Bambini che campano di sola colla, la più alta concentrazione di malati di HIV di tutto il Kenya, furti, stupri, omicidi, uno scenario sconfortante.
Bene, in questa grande baraccopoli è stato tentato un esperimento quanto mai singolare.
La Grean Dreams, prima azienda in Kenya e una delle prime in Africa a credere e a investire nel biologico, va a Kibera, incontra un gruppo di persone nel quale ci sono anche giovani che in passato hanno vissuto la criminalità più violenta, e progetta con loro di trasformare l’immondizia di Kibera in concime organico e le discariche in fattorie biologiche.
Com'è possibile coltivare verdura in una discarica dove ci sono montagne di plastica, lattine, bottiglie rotte e ogni altro genere di rifiuti umani?
Beh, inizialmente tutti i rifiuti del settore scelto ad esperimento sono stati compattati, avvolti in teli di plastica e messi da parte.
Il terreno “pulito” dai rifiuti è stato testato per capirne la contaminazione. I test fatti mostrarono un alto livello di zinco definito non pericoloso che poteva essere estratto dalle piante di girasoli inserite tra le verdure.
La terra sarebbe stata fertilizzata con rifiuti organici e humus di lombrichi. Dopo tre mesi di lavoro, tra lo scetticismo di tutti gli abitanti della baraccopoli, le persone coinvolte nel progetto hanno cominciato a vendere la loro verdura biologica: spinaci e cavoli, per cominciare.
Oggi, nell’inferno di Kibera, sempre più famiglie raccolgono, mangiano e vendono i loro alimenti biologici. Con il loro esempio stanno cercando di convincere altri giovani e tante famiglie del ghetto a seguire la loro strada.
Certo non sarà la soluzione a tutti i loro problemi, ma è un buon tentativo di distogliere dall'inerzia, dalla delinquenza e dalla povertà tante persone.
Post molto interessante, il tuo, Angelo azzurro.
RispondiEliminaE' un passo in una direzione giusta, quella di coltivare la terra utilizzando i rifiuti come concime. Fa davvero pensare ...
Ciao :)
Davvero interessante quello che hai scritto. Buona serata. Kissini.
RispondiEliminaUn'iniziativa molto interessante. Se lo facessero inaltre parti d'Africa forse salverebbero qualche vita umana in più.
RispondiEliminaBuona giornata!