"Gli occhi sono lo specchio dell'anima" Non è solo una frase fatta, ma pura verità. Ne ho già parlato in passato perciò ora mi limito a pubblicare una poesia di Annarita , che mi è piaciuta molto. In realtà le versioni sono due, belle entrambi , così, con il suo permesso, le posto.
"Cari lettori, pubblico dopo tanto tempo una mia poesia che risale a giugno scorso. Vi racconto la sua storia un po' singolare. Appena composta, la poesia non mi soddisfaceva. Mi sembrava elementare, così scrivo alla mia carissima amica Sabina, che di poesia se ne intende, per richiedere un suo sincero parere. Prima di continuare, ve la faccio leggere.
OCCHI...
Occhi ho incontrato
che donano gioia
Occhi rassegnati
di chi non crede
più a nulla.
Occhi ingenui
di chi nutre
speranza.
Occhi di madre
che culla
il suo bimbo.
Occhi sofferenti
incattiviti
e ribelli.
Occhi innocenti
e incontaminati.
Occhi perdenti
...silenti.
...vincenti.
Occhi emozionanti.
Occhi ho incontrato.
Sabina mi risponde così: "E' molto carina e la chiusa regala speranza. Lo sai che non scrivo poesie ma le amo. Faccio un copia-incolla e me la studio. Se il tuo pensiero è nei vocaboli elementari, si cercano sinonimi che non stravolgano il senso...Proviamo?
Detto, fatto! Sabina ci lavora su e mi invia il frutto della sua elaborazione, che pubblico di seguito.
L'invio è accompagnato da queste sue riflessioni:"Ciao, Annarita!
Ho provato a cambiare qualcosa nella tua poesia, ma credo che sia bella così. L'ho letta con il gusto di musicalità che varia da individuo ad individuo. Il testo è una raccolta di sensazioni universali, di saggezza collettiva che è bello riproporre...(e basta poesia maledetta!!) e non è elementare.
Vedo che hai studiato versi brevissimi in terzine, cosa non facile, perchè il testo richiede asciuttezza.
Ti invio, però, la versione che prevede pochissime mie variazioni...ma ti consiglio di postare la tua. Forse è più fresca. In ogni caso, sai bene che tutto ciò che si scrive va limato. Tu lo hai fatto, io no, ed anche una virgola o una maiuscola possono cambiare il senso.
Ora provo ad inviartela. Una cosa so. A furia di scrivere e rileggere ci si perde e non si capisce se tutto è bello o no. Dammi retta, posta la tua. Il mio è un tentativo e ne sei responsabile;o))))
Grazie, se non è un puzzle questo!
Rielaborazione di Sabina
OCCHI
(sguardi disvelati)
Ho incontrato
occhi ridenti
intrisi di gioia
Occhi di chi
più non crede
e cedono al nulla.
Occhi che si
aprono al volo
d'ingenua speranza.
Occhi di madre
allacciati
al piccino che culla.
Occhi sofferti di vita
impudenti
e ribelli.
Occhi di rara
innocenza
… incontaminati.
Occhi sconfitti
...silenti
...vincenti.
ho intrecciato
Occhi che scavano a fondo...
Occhi ho incontrato. "
Grazie Annarita!
sabato 14 novembre 2009
venerdì 13 novembre 2009
Riflessioni postume suggerite dalla circostanza. Senza pretesa alcuna.
E' meglio la scrittura o è meglio la voce?
Dar viva voce ai propri pensieri non è un'impresa facile. Non lo è per tutti, perlomeno. Il rischio è di alterarne il significato vero, più profondo. Do ragione a chi lo sottolinea.
Le emozioni possono tradire e il metodo può apparire non propriamente adatto a trasmettere l'essenza del dire.
Allora, mi chiedo: è meglio la scrittura, o è meglio la parola? Il messaggio vocale è diretto, ma in quanto tale, è soggetto a imperfezioni emotive. La parola scritta ha il vantaggio d'essere rivista, corretta, adattata. Però, viene il dubbio che se ne perda in spontaneità, che in talune situazioni, diventa invece elemento fondamentale nel trasmettere le emozioni che vogliamo palesare.
Allora, tornando alla domanda, rispondo dipende. Dipende dal contesto della conversazione e dalla capacità espressiva dell' oratore interprete. Vuoi esprimere sentimento in quel che dici? Meglio usare il suono della voce. Le vibrazioni che passano attraverso essa daranno, ad un orecchio attento, il giusto risalto alle parole. Vuoi passare un semplice messaggio? Allora basta anche lo scritto, la riflessione arriva e lascia traccia.
Dar viva voce ai propri pensieri non è un'impresa facile. Non lo è per tutti, perlomeno. Il rischio è di alterarne il significato vero, più profondo. Do ragione a chi lo sottolinea.
Le emozioni possono tradire e il metodo può apparire non propriamente adatto a trasmettere l'essenza del dire.
Allora, mi chiedo: è meglio la scrittura, o è meglio la parola? Il messaggio vocale è diretto, ma in quanto tale, è soggetto a imperfezioni emotive. La parola scritta ha il vantaggio d'essere rivista, corretta, adattata. Però, viene il dubbio che se ne perda in spontaneità, che in talune situazioni, diventa invece elemento fondamentale nel trasmettere le emozioni che vogliamo palesare.
Allora, tornando alla domanda, rispondo dipende. Dipende dal contesto della conversazione e dalla capacità espressiva dell' oratore interprete. Vuoi esprimere sentimento in quel che dici? Meglio usare il suono della voce. Le vibrazioni che passano attraverso essa daranno, ad un orecchio attento, il giusto risalto alle parole. Vuoi passare un semplice messaggio? Allora basta anche lo scritto, la riflessione arriva e lascia traccia.
giovedì 12 novembre 2009
A Sara non far sapere
...che hai messo la cipolla sul tagliere. E nel sugo. Odia a morte la cipolla. E non solo quella, per essere onesti...sogno il giorno che imparerà a cucinare.Ma lasciamo stare.
Dunque.
Il motivo di questo post? A parte il fatto che non so cosa preparare per cena, mi è venuta l'idea di lanciare un sondaggio.
Qual'è il cibo che proprio non sopportate di trovare nel vostro piatto?
mercoledì 11 novembre 2009
E' che non sai mai che aspettarti...
"Succede. Uno si fa dei sogni, roba sua, intima, e poi la vita non ci sta a giocarci insieme,
e te li smonta, un attimo, una frase, e tutto si disfa. Succede.
Mica per altro che vivere è un mestiere gramo.
Tocca rassegnarsi. Non ha gratitudine, la vita, se capite cosa voglio dire."
Alessandro Baricco, Oceano mare
A San Martino si spilla la botte del buon vino
A Venezia centro storico, ma anche in provincia con modalità diverse, oggi si festeggia San Martino. La festa qui è ancora molto sentita e resiste la tradizione. I bambini più piccoli si travestono con un mantello per impersonare il santo e passano per calli e campielli facendosi notare in modo singolare. Hanno infatti l'usanza di battere tra di loro oggetti che fanno tanto rumore, come pentole e coperchi, e di domandare a passanti, ma soprattutto ai negozianti, qualche soldino per poi comparsi o farsi regalare il classico dolce fatto a forma di San Martino. San Martino è il santo protettore dei mendicanti, ecco perchè il dolce deve essere mendicato.
Dalle mie parti non ci sono i bambini che si travestono, ma rimane la tradizione del dolce. E' fatto di pasta frolla e raffigura il santo a cavallo nell'atto di tagliare il mantello per donarlo al povero.
Più in generale il giorno di San Martino è una data legata per tradizione alla svinatura del vino novello . “ Per San Martino si spilla la botte del buon vino” recita un proverbio.
Un tempo era anche il periodo in cui i contadini mezzadri aspettavano di rinnovare la scadenza del contratto agrario con il padrone. Quindi anche un momento da temere, in qualche modo.
Dalle vostre parti si festeggia San Martino?
lunedì 9 novembre 2009
Cade il muro virtuale a Berlino vent'anni dopo.
dal web
Ho appena assistito in diretta alla caduta del domino virtuale che rappresenta il vecchio muro abbattuto a Berlino esattamente vent'anni fa, il 9 novembre 1989. Una grande emozione, un gesto dal significato altamente simbolico. "La caduta del muro fu un inno alla libertà" ha detto Fini. Spartiacque della democrazia, cambiamento epocale, un momento da ricordare, un fatto storico da spiegare ai nostri figli. E la speranza che altri muri che ancora esistono a dividere i popoli, cadano nello stesso modo.
Trenta giorni ha novembre, con april, giugno e settembre...
Se c'è un mese che proprio non sopporto, ecco questo è novembre. Mi indispone da sempre, se ben ricordo.
Novembre è il mese più triste dell'anno, a parer mio. La natura si prepara all'inverno e si sveste dei suoi colori assumendo un'aria grigia che sa di malinconia. Il sole si mostra con meno generosità indossando un velo che ne nasconde il vero volto. E poi piove spesso. Così, se anche hai simpatia per la pioggia, dopo un po' di giorni simili, arrivi proprio a detestarla perchè t'incupisce l'anima. Ricordo che da ragazzina, quando tornavo dal doposcuola in bicicletta attraversando stradine di campagna per evitare il traffico pericoloso. Il grigiore di certi pomeriggi mi metteva paura. Il gioco d'ombre che veniva a crearsi con la luce ridotta assumeva un che di misterioso, di tetro, quasi da suggerire chissà quali cattivi presagi. Affrontavo di malavoglia quel percorso e pedalavo il più in fretta possibile per arrivare presto a casa, in salvo. Diventata più grande, le cose non sono migliorate di molto. Durante questo periodo, la sensazione di disagio all'adattamento delle nebbie e dei primi freddi, è sempre stata presente. Amo il sole, la luce mi dà respiro. Il buio, al contrario mi soffoca, mi toglie energia.
Di Emily Dickinson
Il Giorno diventò piccolo, circondato tutto
Dalla precoce, incombente Notte-
Il Pomeriggio in Sera profonda
La sua Gialla brevità distillò-
I venti smorzarono i loro passi marziali
Le foglie ottennero tregua-
Novembre appese il suo cappello di granito
A un chiodo di Felpa-
(1866- da “Tutte le poesie”)
domenica 8 novembre 2009
It's raining...
“Meditazione sotto la pioggia”
La pioggia ha baciato il giardino provinciale
con profonde cadenze sulle foglie.
con profonde cadenze sulle foglie.
L'aroma sereno della terra bagnata
inonda il cuore di tristezza remota.
Si lacerano nubi grigie nel muto orizzonte.
Sull'acqua addormentata della fonte, le gocce
cadono sollevando chiare perle di spuma.
Fuochi fatui che spegne il tremolio delle onde.(...)
Federico Garcia Lorca
sabato 7 novembre 2009
Metti che fossi immortale
'Se durassimo
in eterno
Tutto cambierebbe
in eterno
Tutto cambierebbe
Dato che siamo mortali
Molto rimane come prima.'
Bertold Brecht “ Se durassimo in eterno”
No, non mi piacerebbe essere immortale...sai la noia dopo un pò di secoli!
Oggi sono in vena di ricordi...
...grazie ad una canzone di Steve Wonder che ho da poco sentito. E' incredibile che dopo tanto tempo la trasmettano ancora per radio..
Ogni volta che la sento mi tornano in mente i giorni ad Amsterdam, anche se sono passati una trentina d'anni, credo. Dormivamo al terzo piano di un ostello in centro e al mattino ci svegliava proprio questa canzone.
Amsterdam è stata la prima meta della nostra vacanza nei Paesi Bassi, il nostro primo approccio con il paese dei tulipani e dei mulini a vento che tanto aveva attratto due cugine, mia sorella e me. Ricordo una città per lo più grigia, dato che il tempo fu parecchio inclemente con noi in quei giorni. E anche continuando il viaggio, e nonostante fosse agosto, avremo visto il sole non più di una decina di volte su un totale di venti giorni di permanenza. Ricordo in particolare che a metà mese vedevamo i ragazzi andare a scuola indossando già il cappotto Loden, cosa parecchio strana ai nostri occhi per il periodo! Mentre ci coricavamo alla sera, avvolti nelle nostre coperte di lana, pensavo a casa e al caldo che pativano in Italia. Amsterdam ed il fascino dei suoi canali, le biciclette che in gran numero sfrecciavano ovunque, i suoi musei, ma anche le donnine in vetrina a proporre con noncuranza il proprio corpo, i ragazzi per strada che proponevano “la roba” come se fosse la cosa più naturale al mondo. Un po' scioccante per me che arrivavo dalla provincia... A dir la verità, ho apprezzato molto il più il resto del Paese che si è rivelato poi essere tutt'altra cosa in fatto di bellezza.
Chissà che non mi prenda un altro attacco nostalgico...! Potreste correte il rischio di sapere anche il resto della storia...
Ogni volta che la sento mi tornano in mente i giorni ad Amsterdam, anche se sono passati una trentina d'anni, credo. Dormivamo al terzo piano di un ostello in centro e al mattino ci svegliava proprio questa canzone.
Amsterdam è stata la prima meta della nostra vacanza nei Paesi Bassi, il nostro primo approccio con il paese dei tulipani e dei mulini a vento che tanto aveva attratto due cugine, mia sorella e me. Ricordo una città per lo più grigia, dato che il tempo fu parecchio inclemente con noi in quei giorni. E anche continuando il viaggio, e nonostante fosse agosto, avremo visto il sole non più di una decina di volte su un totale di venti giorni di permanenza. Ricordo in particolare che a metà mese vedevamo i ragazzi andare a scuola indossando già il cappotto Loden, cosa parecchio strana ai nostri occhi per il periodo! Mentre ci coricavamo alla sera, avvolti nelle nostre coperte di lana, pensavo a casa e al caldo che pativano in Italia. Amsterdam ed il fascino dei suoi canali, le biciclette che in gran numero sfrecciavano ovunque, i suoi musei, ma anche le donnine in vetrina a proporre con noncuranza il proprio corpo, i ragazzi per strada che proponevano “la roba” come se fosse la cosa più naturale al mondo. Un po' scioccante per me che arrivavo dalla provincia... A dir la verità, ho apprezzato molto il più il resto del Paese che si è rivelato poi essere tutt'altra cosa in fatto di bellezza.
Chissà che non mi prenda un altro attacco nostalgico...! Potreste correte il rischio di sapere anche il resto della storia...
venerdì 6 novembre 2009
C'è qualcosa che non quadra
Non sopporto più i media e il loro allarmismo che contribuisce a creare un inutile panico tra le persone. Anche oggi la notizia in prima pagina dei quotidiani e dei tg è sull'argomento. Addirittura in Veneto c'è la proposta di anticipare le vacanze scolastiche di Natale di una settimana per limitare i contagi. Forse mi sbaglierò, ma mi sembra esagerata la cosa.
Vedendo questi video, ma anche altri che trovo in rete, qualche dubbio sulla manipolazione della pandemia a scopo economico di alcuni mi viene.
giovedì 5 novembre 2009
El mondo xe bel perchè el xe vario.
Mi è venuta in mente questa citazione di mia madre questa mattina quando ho letto un commento poco gradito, ma che accetto, in un altro mio spazio sul web. La questione è la solita ribadita in altre occasioni, peraltro. Chi decide di esporsi in rete esprimendo le proprie opinioni, i propri sentimenti, rivelando un po' di se stesso, insomma, lo fa consapevolmente sapendo di essere a rischio di critiche. E questo ci sta, vista la vasta platea a cui ci proponiamo. Quel che m'infastidisce un po', anzi, neanche tanto po', ma assai, è che si arrivi a discutere sugli argomenti arrivando all'offesa. Ecco, questa è una cosa che capisco meno. Certe reazioni, che personalmente trovo esagerate visto il luogo in cui siamo ( un blog, una chat, un forum, ecc), sono per me incomprensibili. Non ti sta bene quello che scrivo? OK, di la tua, ma educatamente, primo. Secondo, nessuno ti costringe a leggermi. Cambia canale, insomma, se non ti piace la sinfonia.
mercoledì 4 novembre 2009
Recuperiamo la memoria storica
Redipuglia, sacrario
4 novembre 1918.
Questa è una data da non dimenticare. Questo è il giorno che, ben 91 anni fa, ha segnato ufficialmente la fine della Prima Guerra mondiale. Una guerra durata a lungo che ha visto coinvolta per la prima volta tutta l'Europa insieme. L'Italia vi entra per liberare le province di Trento e Trieste dallo straniero. Seicentomila soldati italiani perdono la loro vita per poter avere una patria riunita nei suoi confini naturali, le nostre Alpi. Alla fine l'Italia porta a casa la sua vittoria , ma a caro prezzo. E' giusto ricordarli quei morti; è giusto onorarli; è doveroso rivolgere loro un nostro pensiero. Ho chiesto a mia figlia se a scuola ne avessero parlato. Niente. Neanche mezzo cenno, nonostante oggi avesse anche lezione di storia. Il significato storico di questa data si è perso nel tempo e le giovani generazioni ne ignorano l'importanza. Stiamo perdendo la memoria storica più vicina a noi...non trovo sia giusto. Noi siamo il risultato anche di questo passato.
Oggi si celebra la giornata dell'unità nazionale, quella delle Forze Armate e la commemorazione dei Caduti di tutte le guerre. Recuperiamo la solennità di questa data, lo dobbiamo ai tanti morti nei conflitti.
martedì 3 novembre 2009
Per la miseria...!
Volente o nolente oggi pomeriggio "mi è toccato" prendere la bici ed uscire. Si, perchè quando mi fanno arrabbiare, la trovo una buona soluzione per scaricare il nervosismo. Niente di meglio che prendere le due ruote ed allontanarmi per un po'. Riaggiusto l'umore e rifletto sulle cause. Il ritmo della pedalata va secondo il grado d'incazzatura. E i chilometri percorsi, pure. Per fortuna, nel pomeriggio ha smesso di piovere, altrimenti ero nei guai...
Chilometri percorsi? Almeno una decina!
Che fate voi quando siete arrabbiati?
Chilometri percorsi? Almeno una decina!
Che fate voi quando siete arrabbiati?
Considero valore ogni forma di vita
Considero un grande valore queste intime riflessioni di Erri De Luca.
Ma di mio voglio aggiungere che, per fortuna, molti di questi valori io ho conosciuto e fatto miei
lunedì 2 novembre 2009
La sera dei morti
Sera dei morti:
tristezza e nebbia
a tratti
gelidi brividi nell'ossa
lento ovattato cader di foglie
ricordi e campane,
campane e ricordi.
E le campane suonano, suonano
lente, lugubri, meste;
ininterrottamente,
per commemorare
per ricordare
per suffragare.
Il piccolo marmoreo camposanto
luccica di ceri
odora di crisantemi.
E intanto le campane suonano,
piamente,
devotamente
ininterrottamente;
parlano
pregano
piangono
invocano
gemono
cantano:
raccontano ai vivi
la storia dei morti.
Ecco allora il "gloria" vibrante
osannante
rammenta alla giovane madre
il piccolo e tenero fiore,
reciso proprio quando
iniziava a balbettare il suo nome.
Ecco il "segno a tre"
ricorda alla giovane
una folla di sogni troncati.
Ed i rintocchi "a due"
ed il grave assolo della "più grande"
ricordano
la madre il padre
il figlio la figlia il fratello...
che tanti affetti lasciarono,
che spensero tante speranze.
Suonano le campane;
sono le voci dei morti
che dicono ai vivi:
"Null'altro chiediamo da voi che pace, la pace di Dio!"
E suonano e suonano ancora.
Per noi suoneranno domani.
Lino Vanuzzo
tristezza e nebbia
a tratti
gelidi brividi nell'ossa
lento ovattato cader di foglie
ricordi e campane,
campane e ricordi.
E le campane suonano, suonano
lente, lugubri, meste;
ininterrottamente,
per commemorare
per ricordare
per suffragare.
Il piccolo marmoreo camposanto
luccica di ceri
odora di crisantemi.
E intanto le campane suonano,
piamente,
devotamente
ininterrottamente;
parlano
pregano
piangono
invocano
gemono
cantano:
raccontano ai vivi
la storia dei morti.
Ecco allora il "gloria" vibrante
osannante
rammenta alla giovane madre
il piccolo e tenero fiore,
reciso proprio quando
iniziava a balbettare il suo nome.
Ecco il "segno a tre"
ricorda alla giovane
una folla di sogni troncati.
Ed i rintocchi "a due"
ed il grave assolo della "più grande"
ricordano
la madre il padre
il figlio la figlia il fratello...
che tanti affetti lasciarono,
che spensero tante speranze.
Suonano le campane;
sono le voci dei morti
che dicono ai vivi:
"Null'altro chiediamo da voi che pace, la pace di Dio!"
E suonano e suonano ancora.
Per noi suoneranno domani.
Lino Vanuzzo
domenica 1 novembre 2009
Amava definirsi “Piccola ape furibonda”
Omaggio ad Alda Merini che oggi ci ha lasciato.
Sono nata il 21 a Primavera
Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.
Alda Merini
Riposa finalmente in pace e grazie per i meravigliosi versi che ci hai regalato.
L' essenza della disumanità
Il peggior peccato contro i nostri simili non è l'odio, ma l'indifferenza: questa è l'essenza della disumanità.
George Bernard Shaw
Come non essere d'accordo?
Ne vediamo e sperimentiamo troppa ogni giorno. Ultimo episodio quello visto in tv ieri. Un assassinio filmato e reso pubblico che sconcerta. Un uomo viene ammazzato in strada sotto gli occhi di molte persone e non si notano particolari reazioni alla cosa. E' comprensibile la paura, ma lì risulta anche molta indifferenza, quasi che sia arrivata l'abitudine al tutto. Anche alla morte violenta.
Perchè la vita umana è arrivata a valere così poco? C'è da chiederselo...
Come fossimo virus, stiamo sviluppando sempre più resistenze che ci allontanano gli uni dagli altri.
L'indifferenza.Quello che ci è scomodo, non ci piace, preferiamo evitarlo per non avere problemi. Ad uno ad uno scadono quelli che una volta erano i valori sacrosanti: la solidarietà, la condivisione, la propensione al dialogo... Aumenta invece l'intolleranza al diverso, la cattiva sopportazione, l'egoismo, l'indifferenza, appunto. Esiste solo il nostro piccolo mondo che difendiamo a spada tratta. Il resto, non è affar nostro. Triste, davvero triste la questione.
Che esempio stiamo dando alle giovani generazioni e soprattutto, di questo passo, cosa diventeremo?
Iscriviti a:
Post (Atom)






