venerdì 23 marzo 2012

Ludopatia

                                       per chi suona la campana...?


Deriva dal greco e significa: “malattia del gioco”. E' il gioco che diventa compulsivo, un'ossessione che è vera è propria dipendenza e rovina la vita. I casi sono in aumento, e toccano anche i ragazzi adolescenti che “marinano” la scuola per tentare la fortuna nei bar. Un fenomeno preoccupante a cui il sindaco di Verbania si è sentito chiamare a rispondere: è sua l'ordinanza di limitare l'orario d'uso delle slot machines al pomeriggio. Un provvedimento che, a rigor di logica, meriterebbe il plauso, e invece. Invece il sindaco viene multato con una sanzione da 1,3 milioni di euro. L'ordinanza, dicono i giudici, è illegittima perchè, in base ad una vecchia legge del 1931, “non è un problema sanitario, ma di ordine pubblico”.
Rimanere sconcertati è il minimo. E' lo Stato che si rende responsabile di una truffa a danno dei cittadini: vende illusioni a costi altissimi. Le casse statali, certo, hanno un bel ritorno: gli euri raccolti con il gioco superano i 60 miliardi  l'anno ( fonte http://www.winroulette.net/Giochi/Il-fenomeno-della-ludopatia.html),ma si evita di pensare che la dipendenza da gioco viene curata dalla sanità. Così, alla fine, diventa un vero e proprio costo sociale. 
Altro che no. 
Solidarietà al sindaco di Verbania, chissà che diventi un buon esempio. Sperando che, nel frattempo, la legge che l'ha multato, venga cambiata però.



mercoledì 21 marzo 2012

Risotto con i carletti

                             ufficialmente conosciuta come  Silene vulgaris

E' una delle tante erbette che si raccolgono in primavera perchè le foglioline sono più tenere, si consumano infatti solo le foglie apicali quando la pianta è appena spuntata.
I miei "carletti" li ho raccolti ieri pomeriggio. Oggi il risotto

ecco come si preparano:

Mettere in olio extravergine mezza cipolla bianca tagliuzzata finemente.
Dopo aver appassito, più che soffritto, questa base, aggiungervi i carletti ben lavati e tagliuzzati grossolanamente. Mescolare e versare quasi subito il riso. A piacere spruzzarlo di vino bianco e far evaporare.

Portare normalmente a cottura con brodo vegetale. Quando il riso è al dente, spegnere e mantecare con una noce di burro e un po’ di grana. Far riposare due minuti e servire.
Con la stessa base di verdure si possono condire tagliatelle o farcire lasagne e crespelle. I carletti sono buoni anche in insalate, nelle zuppe o aggiunti alle frittate.
Provate, e mi saprete dire.

domenica 18 marzo 2012

Ti condiziona la vita


...l'allergia.
Anche quest'anno si è presentata puntuale neanche l'avessimo invitata! Qualcuno la chiama “malattia del progresso”, una delle tante infine. Fortunati i nostri nonni, che negli anni cinquanta ne soffrivano solo per un 10% della popolazione. Mentre ora, ormai, quasi una persona su tre deve farci i conti, e si prevede un aumento dei casi.

E per rispettare la statistica, in famiglia abbiamo giusto quell'uno che ben rappresenta il problema. Anzi, visto l'impatto della malattia allergica sul personaggio, direi che quell'uno si moltiplica per tre minimo, minimo.
In questo periodo, e per ben tre mesi, la nostra vita si trasforma: tutto va regolato in base al fastidio più o meno intenso della rinite. E attenti a voi se pensate di avvicinarvi in uno di quei momenti critici.

Sintomi che avvisano del pericolo imminente: suscettibilità, irritabilità, manifestazioni verbali che fanno pensare alla tendenza all'omicidio se contrariati. Consiglio: se conoscete la “bestia”, la evitate.

Per quanto possibile(...)

Evviva la primavera, chè ci movimenta la vita!





 

giovedì 15 marzo 2012

Emergenza acqua


Succede anche questo paradosso qui a nord-est. Da sempre ricco di questo bene prezioso, questo territorio, che ha subito un' alluvione solo un anno fa, è ora è difronte ad un allarme serio per la ragione opposta: manca l'acqua. Alcuni comuni montani sono già riforniti da autobotti da giorni, le falde acquifere si sono ridotte in maniera preoccupante, i laghi sono a un livello minimo, i boschi bruciano, le pianure hanno il terreno polveroso e l'agricoltura è a rischio. Non piove seriamente da mesi e le nostre montagne vanno in fumo in sequenza preoccupante. Poca neve, poca pioggia. Un guaio serio. Il primo enorme rogo ad Asiago, ieri in Comelico. Diceva il sindaco di San Pietro di Cadore: “difficile che il bosco prenda fuoco da solo, pur in una situazione di secco simile”. E' facile pensare alla mano dell'uomo.

Quale uomo è così folle da non pensare alle disastrose conseguenze di un gesto simile? Ci sono problemi nel rifornimento d'acqua: come lo spegni un rogo, alimentato, nella sfortuna, anche dal vento? Il disastro può avere proporzioni inimmaginabili se non hai mezzi per difenderti. Alberi, animali, uomini: tutti vittime di una leggerezza imperdonabile. Alla fine, chissà se quel “qualcuno responsabile” ha preso coscienza del suo atto ignobile.

martedì 13 marzo 2012

Oggi spaghetti con le vongole



Tutti capaci di andare in pescheria e comprarsene in tre minuti una quantità tot!
Ma vuoi mettere il bello di andare a raccoglierle di persona sul bagnasciuga, con la bassa marea??
Va bene, ammettiamo che abbiamo patito tanto freddo perchè ieri pomeriggio tirava un'aria niente male (l' infida s'infilava nel collo, dietro, ignorando la giacca e sfidandoci a desistere...); va bene che prima di noi avevano già fatto un giro sulla stessa zona altre due coppie che, spocchiose, mostravano in bella vista il loro sacchettino, che uno a vederle avrebbe rinunciato a priori. Ma noi no. Noi siamo quelli che non mollano. Con la scusa del solo, esclusivo intento di passeggiare, alla fine ci siamo fatti tentare ed è cominciata la PAZIENTE ricerca. Due ore di occhi puntati fissi sulla sabbia.
Qualcosina abbiamo trovato, dai, e sai che bontà oggi gli spaghetti!!

venerdì 9 marzo 2012

Odori che rimandano ai ricordi


Avrò avuto otto, nove anni quando se ne andarono e l'edificio poi rimase chiuso per anni. Frequentavo quell'istituto fin dalla più tenera età. Asilo Falk, si chiamava grazie ai donatori, e così era conosciuto da tutti. C'era la scuola materna e il doposcuola per le elementari, oltre che un laboratorio di maglieria per le signorine più grandi. I miei genitori avevano poco tempo per seguirci, così io mi trovai a frequentare quel posticino sin dai due anni e mezzo, volente o nolente. Tal sito, ora demolito da tempo, era gestito da religiose francescane il cui temperamento era per la maggior parte indisponente. Mi ricorda spesso mia sorella che una volta, avevo circa tre anni secondo lei, mi sorpresero a far pipì dietro a uno degli enormi ( ai miei occhi) alberi che circondavano il cortile insieme ad una grande siepe. Sfortuna volle che un maschietto della mia età capitò per caso da quelle parti proprio in quel momento, ma chi ci fece caso? Di sicuro non io che, sbrigata in fretta la faccenda, me ne tornai subito a giocare. La cosa, però, arrivò all'orecchio di una suora, la più fetente secondo i miei ricordi. Quella suora mi sgridò prima, e pestò le mani poi, in maniera che mi ricordassi bene che “quelle cose non si dovevano fare”. A quali cose alludesse non era chiaro. Rimase per anni il dubbio se il guaio fosse aver fatto la pipì in un luogo non convenzionale, o che la scena fosse stata vista da un “maschio”... A parte questo fatto, rimasto impresso più a mia sorella maggiore che a me per fortuna, ho altri brutti ricordi legati a quell' istituto, su cui sorvolerò per ricordare invece un profumo. Profumo di liquirizia e castagnaccio, per la precisione. Aprendo ieri la dispensa di casa, mi è arrivato forte lo stesso intenso odore di liquirizia: ecco i ricordi a riaffiorare. Le suore tenevano dei dolciumi chiusi in un armadio. Quelle ante venivano aperte di rado, su richiesta specifica e a pagamento. Soldi ne giravano pochi, anzi per niente, nelle nostre tasche, così quell'armadio era l'oggetto del nostro desiderio. Potevamo permetterci di sentire solo il profumo, figurarsi se quello non rimaneva impresso nelle nostre narici e, a questo punto, anche nella nostra memoria.

giovedì 8 marzo 2012

Non parole, ma un pensiero



A tutte le donne che passano di qua

domenica 4 marzo 2012

Cosa sarà?



"cosa sarà
che fa crescere gli alberi la felicità
che fa morire a vent'anni
anche se vivi fino a cento
cosa sarà a far muovere il vento
a fermare un poeta ubriaco
a dare la morte per un pezzo di pane
o un bacio non dato
oh cosa sarà
che ti svegli al mattino e sei serio
che ti fa morire ridendo di notte
all'ombra di un desideri
oh cosa sarà
che ti spinge a domare una
donna bassina perduta
la bottiglia che ti ubriaca
anche se non l'hai bevuta

cosa sarà
che ti spinge a picchiare il tuo re
che ti porta a cercare il giusto
dove giustizia non c'è
cosa sarà
che ti spinge a comprare di
tutto anche

se è di niente
che hai bisogno
cosa sarà
che ti strappa dal sogno
oh cosa sarà
che ti fa uscire di tasca dei
no non ci sto ti getta nel mare
ti viene a salvare
oh cosa sarà
che dobbiamo cerca
che dobbiamo cerca

cosa sarà che ci fa lasciare
la bicicletta sul muro
e camminare la sera con un amico
a parlare del futuro
cosa sarà questo strano coraggio
paura che ci prende
che ci porta ad ascoltare
la notte che scende
oh cosa sarà
quell'uomo e il suo cuore benedetto
che è sceso dalle scarpe e dal letto
si è sentito solo
è come un uccello che in volo
è come un uccello che in volo
si ferma e guarda giù "

Lo cantava Lucio Dalla che oggi avrebbe compiuto sessantanove anni.
Ciao Lucio

mercoledì 29 febbraio 2012

Post non-sense, ovvero sproloquio sul 29 febbraio



Ogni quattro anni l’anno nuovo avanza di un giorno intero. A parte la necessità di aggiustare il tempo, rimane la sfiga che devi lavorare un giorno in più senza che ti paghino lo straordinario.

Aggiungendo il fatto che molti lo considerano un anno da giudizio universale, ti chiedi: come posso trascorrere questa giornata in modo che diventi memorabile, leggendaria, mitica da doverla ricordare – se sopravvivo- ai posteri?

Aggiornamenti ( se degni di nota) a seguire

lunedì 27 febbraio 2012

Ma vai a capire!


I volontari non stanno simpatici a tutti. Neanche se il servizio è gratuito, tra parentesi.
Così, come capita che la nonnina di novant' uno anni ti aspetti ansiosa, e che si ricordi pure il tuo nome dopo una settimana di altre visite, capita anche che ti piazzino il giornale davanti al naso senza degnarti di un saluto. Un semplice saluto, dico. Nessuno vuole imporsi, nessuno vuole importunare. Si comprende la giornata storta, la non disponibilità al dialogo. E' umano e ci sta. Ma non degnarsi di rivolgere risposta e volgere lo sguardo altrove è proprio segno di maleducazione e villania. Lo dico chiaro: certa gente non la sopporto quando fa così. Allora giro i tacchi, lo mando mentalmente a quel paese, e mi rivolgo a chi mi accetta educatamente.

Ma guarda te!
per fortuna capita raramente...

venerdì 24 febbraio 2012

Parevano così vicine



...le montagne.
La foce del Piave. Una giornata di sole, le montagne sullo sfondo e l'aria di primavera pronta ad illuderci. Quando durerà questo improvviso ed allettante risveglio delle temperature?
Poco lontano da qui, le dune di sabbia dorata accolgono i nostri passi isolati. Non è ancora il momento. L'orda arriverà più lontano.


C'è da godere del silenzio, o meglio, della musica di quelle piccole onde che s'infrangono sulla battigia.
Arriva al galoppo un cavallo, conosciamo chi lo guida. Un saluto allegro, il bentornato. Poi lui scompare, proseguendo i suoi pensieri.


giovedì 23 febbraio 2012

Parola di Alessio


-martedì e giovedì: lezioni di Pilates.

I principi del Pilates sono sei:

  1. Concentrazione: in ogni esercizio nulla deve essere trascurato, dobbiamo essere consapevoli del nostro corpo in ogni sua parte;
  2. Controllo: durante il movimento non dobbiamo concentrarci solo sull'articolazione interessata, ma anche sulla posizione della testa, del collo, delle spalle, della schiena, ecc;
  3. Baricentro: è visto come centro di forza e di controllo di tutto il corpo;
  4. Fluidità del movimento: i movimenti devono essere armonici, fluidi e controllati;
  5. Precisione: ogni movimento deve avvicinarsi alla perfezione per riuscire a bilanciare il tono fra i vari distretti muscolari;
  6. Respirazione: l'azione respiratoria coinvolge tutto il busto. La respirazione è l'atto motorio che facciamo più frequentemente nella vita, ma non sappiamo respirare: una respirazione scorretta provoca alterazioni postdurali e svariati problemi ( cefalee, cervicalgie, lombalgie...ecc). E' fondamentale quindi imparare a gestire ed educare il proprio respiro.
Il proprio respiro. Da educare.
Ci sto provando da tre anni. Tutto bene quando si è in palestra, molto meno quando devi fare i conti con la durezza della vita.
Educare il respiro.
A dirla sembra semplice. O almeno io così la facevo nella mia non-consapevolezza.

Il respiro è regolato dai ritmi della tua giornata e se non impari a domarlo, lui mica ti dà retta, va a briglie sciolte! Diventa corto, superficiale, disattento, accelerato, eccitato...e.
E noi ci perdiamo attimi di vita, a pensarci bene.

Bisogna imparare a respirare, a RALLENTARE se vogliamo cogliere quelle sfumature e quei sapori che determinano il nostro star bene.

lunedì 20 febbraio 2012

Vi racconto di polo, scoiattoli, neve...di montagna.



Che mi piace la montagna lo sanno tutti. Una salita in giornata significa sopportare un viaggetto niente male in auto, ma chi se ne importa quando lo sforzo viene sempre ripagato.

Al lago ghiacciato di Misurina una sorpresa: non sapevamo della manifestazione. Ieri la prima giornata con la prima gara nel pomeriggio. E' stato per puro caso che ci siamo trovati ad assistervi, un piacevole imprevisto dal sapore inusuale e mondano. Qualche clic per salvarne memoria ed andare oltre. Salendo a piedi sino al laghetto Antorno, uno scoiattolo dal pelo marrone attraversa la strada saltellando velocemente verso il suo albero.
Ecco, mi dico. Vale la pena venire quassù solo per questo! Poi per quelle cime maestose, che incantano ogni singola volta; poi per la neve che è iniziata a scendere rendendo l'atmosfera suggestiva nel suo silenzio ovattato. Poi per i cani e le slitte pronte a partire, poi per il rally delle Lamborghini sulla pista di ghiaccio viste sulla strada per Auronzo; poi per i casunziei rossi che sono la fine del mondo. Poi perchè la gente ti racconta come se ti conoscesse da tempo.
Poi perchè ti senti casa e ti pare di respirare l'essenza stessa della vita.
Adoro queste giornate.

domenica 19 febbraio 2012

Foto ricordo, per sottolineare il banale


Ho poco tempo per il blog in queste belle giornate di sole. Poca voglia anche di pensare, a dire il vero...mi lascio trasportare dal vortice della vita, che quella ha sempre qualcosa da proporti se ti lasci animare

sabato 11 febbraio 2012

Eventi eccezionali li chiamano


Anomalie a cui non siamo più abituati da molti anni. Dicono che il freddo polare potrebbe superare quello storico del 1956.
Ora arriva a spaventarci sul serio questo inverno.
E' arrivato dapprima in sordina, quasi a distrarci, con quei bei tramonti che illudevano la stagione mascherandola d'altro. Poi il vero volto, quello che ti suggerisce di non fidarti, che è bene rimanere in casa se vuoi evitare guai.
Neve, tanta neve come non se vedeva da decenni. Anzi, in questa povera Italia rovesciata sotto-sopra, le nevicate sono comparse fitte, fitte anche dove non c'era dimestichezza. E manca sui monti, le nostre Dolomiti, che tanto l'avrebbero auspicata. Siamo disorientati, i conti non tornano. I centimetri continuano a salire là dove ci sono già tanti problemi. E si contano dei morti, cosa più grave.

La Bora spazza rabbiosa tutto il Nord-est, decisa a stabilire record, noncurante della stanchezza di tanti giorni sommati insieme.
Ho provato ad uscire questo pomeriggio, ho voluto sfidare il cielo livido e poco benevolo. Niente da fare. Ho resistito poco più di mezz'ora battendo presto in ritirata senza proferir parola. Dopo il Burian, il siberiano dei giorni scorsi, è il turno di Blizzard, anche lui deciso a darci un bel po' di filo da torcere. Ma io lo lascio fare: non ci provo nemmeno a tenergli testa. Conviene assecondarlo e lasciargli provare la passerella sotto i riflettori, sperando che si stanchi presto, e ritorni sui suoi passi.

martedì 7 febbraio 2012

Era l'ultimo giorno di carnevale, e a Trieste la bora soffiava forte


Martedì 7 febbraio 1978. Ricordo quel giorno come fosse ieri. Del resto è facile: mio fratello Mario compie gli anni proprio il 7 febbraio. E io, nel 1978, frequentavo la mitica III D dell'ITCS Alberti.

Quel giorno il preside decise di farci uscire prima da scuola. Era l'ultimo di carnevale e per qualche strano motivo il nostro dirigente, solitamente molto rigido nel concedere qualche libertà non propriamente motivata, quel giorno ci fece la grazia. Voglia di tornare a casa nessuna, ovviamente. Bisognava festeggiare in qualche modo, anche se niente era stato programmato per l'occasione.

Tempo d' uscire di classe, incrociai tre amiche provvidenziali: Franca, Mara e Luisa. Loro erano già in quinta e, soprattutto, maggiorenni. Ci mettemmo due secondi a decidere. “Si va a Trieste!” disse Franca. Luisa aveva una sorella che lavorava in un bar di proprietà dello zio, proprio in centro città. La stazione del treno era a 10 minuti dalla scuola. Mettemmo insieme tutte le lire( poche, ma sufficienti) che avevamo in tasca e via, senza indugi. A dir la verità, uno dei grandi motivi che ci mise su quel treno era il fatto che al tempo frequentavamo dei ragazzi di Grado. Grado-Trieste sono ad un passo, che ci voleva? Potevamo prendere due piccioni con una fava! Fare i conti senza l'oste però, non conviene mai: si rischiano brutte sorprese... Dei ragazzi, infatti, nemmeno l'ombra. Erano tutti impegnati, e visto il preavviso...che si poteva sperare?? In quanto a Trieste, URCA CHE FREDDDO!!! Dopo un viaggio interminabile ( eh si, quella tratta ferrata era un vero incubo in termini di percorrenza), arrivammo a destinazione. Ma chi se l'aspettava tutto quel vento?? Non so a quanto soffiasse, ma fu angosciante: difficile raggiungere persino il bar, altro che passeggiata sulle
Rive! In conclusione la giornata si rivelò moooolto deludente. E come se non bastasse aggiungemmo pure la ramanzina dei genitori a tarda sera. Poveri, ignari del piano, stavano già pensando di telefonare alla polizia per la nostra scomparsa... Del resto, mica era colpa nostra se a quel tempo non esistevano ancora i telefonini!

domenica 5 febbraio 2012

Perchè clochard?


Perchè non impariamo ad andar fieri della nostra bella lingua e rifiutiamo contaminazioni che non cambiano la sostanza delle cose? Non capisco l'ostentazione dell'informazione tutta che insiste con gli “homeless” o con i “clochard”.
Che senso ha?

Chiamiamoli “senzatetto” che è più comprensibile. Sono quelli che stanno pagando il conto più salato nel record di neve e ghiaccio di questi giorni.

Senzatetto, chè si va dritti al punto.

sabato 4 febbraio 2012

E' gelata la laguna di Venezia

3 febbraio 2012

Lo so:la foto dice poco. Non si riesce a distinguere bene, ma è quanto di meglio ho potuto fare con il cellulare in auto, sul ponte della Libertà.
Parte della laguna davanti a San Giuliano è gelata fin da ieri. Oggi, con l'abbassamento della temperatura causa Bora, il ghiaccio è avanzato di un bel pò arrivando fino all'aeroporto di Tessera, alle lagune di Caposile, Jesolo, Cavallino.  Molto suggestiva questa grande distesa di ghiaccio, non capita spesso di vederla così.  Penso però ai seri problemi che il gelo causerà agli uccelli -garzette, aironi, cormorani, germani- che ci vivono e  ai pesci degli allevamenti delle valli. Le orate, sensibili particolarmente alle basse temperature, saranno tra i primi a morire.  Una strage già vista qualche anno fa, quando anche allora la laguna ghiacciando causò un disastro di cui ancora si ha memoria.


mercoledì 1 febbraio 2012

Neve e bora


Non ci facciamo mancare niente. Perchè se d'essere inverno, che inverno sia!
E comunque è inutile negare che queste giornate hanno un loro fascino. La neve che scende e copre tutto fa risvegliare il bambino sopito dentro di noi. Mi piace la neve. Da sempre.
Ricordo l'eccitazione provata da bambina quando, nonostante la contrarietà di mia madre che pensava sempre al peggio, scappavo fuori per godere di quell'incanto bianco.
Altre stagioni, altri ritmi. Respiri leggeri che godevano appieno ogni istante rubato alla trasgressione degli ordini.

Sulla lettura



Ho preso per caso in mano questo libro in biblioteca. Mi ha incuriosito il titolo. Ecco alcune citazioni prese nei vari capitoli, le ho appuntate perchè mi sono parse come cucite addosso. Ho pensato: dove archiviarle per conservarne memoria se non in questo spazio senza confini?


da “Elogio della lettura”  di Michèle Petit

(...)Cosa significa aprire un libro e leggere?
Significa scoprire se stessi nelle parole di un altro; stupirsi nell'incontrare mondi lontani;vedere scritti i nomi delle proprie emozioni e dare loro dignità; trovare alleati nel cammino della crescita, amici nella lotta contro il dolore; regalarsi uno spazio e un tempo, quello della lettura, che nessuno può portarci via.

Si legge per il piacere della scoperta e per inventarsi un senso della vita, per uscire dal tempo, dallo spazio della quotidianità e avere accesso a un universo più ampio.

Con la lettura si aprono spazi, passaggi, paesaggi, vie di fuga, tracciati che riorientano lo sguardo. Sono promesse di un altrove, di non essere destinati a rimanere per sempre dove siamo. E' ciò che permette di sognare e quindi di pensare.

La lettura è una stanza tutta per sé, è una necessità quasi vitale. Contrassegna la conquista di uno spazio e di un tempo interiori che sfuggono alla presa della collettività. Gli scrittori, i pittori, gli illustratori, i poeti ci regalano una geografia, una storia, un paesaggio dove prendere fiato. Un libro è un'offerta di ospitalità, il rifugio che possiamo portare con noi e a cui facciamo ritorno.(...)


Ha detto  Alessandro Baricco:

“La letteratura deve essere uno strumento per affrontare la tristezza della realtà, le nostre paure e il silenzio. Deve provare a pronunciare delle parole, poiché noi abbiamo paura di ciò che è sconosciuto e innominabile. Credo che tutte le storie non siano altre che elaborazioni linguistiche complesse per cercare di dare un nome alle nostre ferite, alle nostre paure, rendendole così meno spaventose”